Il Tirreno

Livorno

Arriva un prestito, il Goldoni è salvo

di Giulio Corsi
Arriva un prestito, il Goldoni è salvo

L’operazione di Nebbiai per garantire nuova liquidità al teatro. Ma per rientrare la Fondazione dovrà fare spending review

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LIVORNO. Il Goldoni è salvo. Non c’è ancora nero su bianco e l’assessore al bilancio Valter Nebbiai si guarda bene dal vendere la pelle dell’orso prima d’averlo ammazzato, ma una cosa è certa: i conti della Fondazione, che 40 giorni fa avevano messo a rischio la stagione teatrale 2013-2014 e la stessa sopravvivenza del Goldoni facendo tremare lavoratori, fornitori e creditori vari, sono ad una svolta.

«Stiamo predisponendo un’operazione di ripristino della liquidità che possa andare in porto da settembre», dice sibillino Nebbiai. Non va oltre per spiegare come saranno recuperati i 680mila euro di perdite accumulate negli anni dalla Fondazione, ma la soluzione a cui si riferisce l’assessore sarà quasi certamente quella di un finanziamento - come avevamo già anticipato un mese fa - che verrà erogato da un istituto di credito al gestore del teatro, con l’amministrazione comunale a fare da garante.

Quei soldi ridarebbero ossigeno al patrimonio e al portafoglio della Fondazione.

Una domanda, ai lettori nascerà spontanea: come riuscirà un ente in sofferenza come il Goldoni a saldare questo nuovo debito su cui il Comune metterà la faccia? E’ questione che potrebbe presto essere dibattuta tra l’assessore al bilancio e i vertici della Fondazione, con la presenza del sindaco nella doppia veste di presidente dell’ente e di primo cittadino.

La soluzione potrebbe essere un piano di rientro pluriennale, spalmato su due o tre anni. E le risorse potrebbero essere recuperate in un ulteriore sforzo di spending review che sarebbe chiesto alla Fondazione. A questo proposito nell’ambito della riduzione delle spese, in nome della sopravvivenza e dei conti in ordine, è probabile che dovranno subire un taglio anche gli spettacoli.

Una cosa va detta: il salvataggio ad opera del Comune non era scontato. Nebbiai era stato chiaro in commissione bilancio: «Se si tratta di trovare 60mila euro per aumentare il finanziamento 2013 del Comune e portarlo a un milione e mezzo, mi assumo io l’impegno. Ma se si parla di 680mila euro, la partita è assai più complicata».

Le dichiarazioni dell’assessore si intrecciavano in quei caldi giorni di inizio luglio con quelle del direttore della Fondazione Marco Bertini, che ammetteva che l’ossigeno del Goldoni sarebbe bastato per sopravvivere solo fino al 31 luglio, e con quelle dell’assessore alla cultura Tredici che suddivideva i guai del Goldoni in problemi finanziari (i 680mila euro di perdite) e di gestione corrente (i 60mila euro mancanti per poter portare in fondo l’anno).

Trenta giorni dopo va dato atto a Nebbiai di aver risolto entrambi i nodi. L’operazione, con tutte le differenze del caso, ricorda da vicino quella del salvataggio di Aamps, in cui il Comune ha acceso un finanziamento da 10 milioni per anticipare all’azienda il costo dei suoi servizi, che poi gli rientreranno coi pagamenti della Tares. «Sia il salvataggio dell’Aamps che l’operazione che stiamo facendo col Goldoni nascono da un fatto - spiega con una certa soddisfazione Nebbiai -: i conti del Comune sono solidi. Di recente - aggiunge - il sistema bancario ci ha assegnato un rating A e la conseguenza di ciò è che sale la disponibilità degli istituti di credito ad aiutarci offrendoci liquidità, ancor di più in un momento come questo in cui alcuni importanti indicatori macro segnalano un inizio di ripresa». L’esempio del Goldoni e di Aamps spiega bene che di questa solidità economica, più che il Comune in sè, stanno godendo soprattutto le partecipate.

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