Gioco
400 famiglie in bilico nel quartiere dimenticato
A distanza di anni dall’inizio dei lavori in molti vivono ancora tra le impalcature con l’acqua di cantiere e le bombole del gas. I soci delle coop scendono in strada
LIVORNO. «Sembra di vivere nella terra di nessuno, dell’omertà. Ci sono famiglie che hanno pagato fior fiore di quattrini per la prima casa e che da anni sono bloccate in un cantiere a cielo aperto: non possiamo più andare avanti così». Qui Borgo di Magrignano, meglio conosciuto come Salviano 2. Distesa di case tirate su dalle cooperative per essere il fiore all’occhiello della periferia est della città. Il «quartiere paradiso immerso nel verde», si diceva ormai più di dieci anni fa. Ma il risultato è ben lontano dai progetti. Per qualcuno un disastro. Una polveriera. I lavori che sarebbero dovuti terminare prima nel 2006, poi nel 2010, infine nel 2014, sono fermi dal 2011. Le opere di urbanizzazione che spettano al Consorzio Edilporto (strade, ponti, casse di espansione dei fiumi) non vanno avanti e molte famiglie-socie rischiano di perdere la casa che hanno pagato fino all’ultimo centesimo ma che ancora - almeno sulla carta - non è abitabile.
400 famiglie in difficoltà. La storia si trascina da anni. I lavori nel Borgo di Magrignano dovevano partire nel 2001, diventato 2006 dopo mille intoppi e guai, anche giudiziari. A costruire sono state sedici coop, quasi tutte riunite nel Consorzio Edilporto. In tutto tre lotti, tra le campagne dell’Uliveta e via di Salviano: le case all’inizio dovevano essere poco più di 300 poi, mattone dopo mattone, sono diventate 604. E non si capisce perché, visto che 7 o 8 palazzine previste nel terzo lotto non saranno costruite per crisi di prenotazioni, mentre alcune di quelle iniziate in via Lomi sono rimaste incompiute. Scheletri di cemento in mezzo a cavi, tubi e macerie. Oggi, stando ai calcoli del comitato nato nel 2009, nell’area vivono 400 famiglie, circa 1500 persone. Molte non hanno ancora ottenuto l’abitabilità ma dopo anni di attesa sono entrate in casa. Altre hanno la residenza ma vivono con acqua e luce di cantiere. Altre ancora sono in perfetta regola, ma ripetono di aver pagato per servizi che non esistono. Un esempio? «Nessuno taglia l’erba da più di un anno, eppure il 5 per cento di quanto abbiamo versato per le nostre case doveva servire proprio a coprire il giardinaggio per cinque anni».
Corteo tra le ruspe. Così ieri moltissimi residenti sono scesi in strada e hanno accompagnato tra le vie del borgo giornalisti, politici, consiglieri comunali: Amadio (Pdl), Cannito (Città Diversa), Fenzi (Pd), Cosimi (Rifondazione), Romiti (Governare Livorno), Ghilarducci e Giannini (Sel), Toncelli (Progetto per Livorno), Pasquale Lamberti (Api).
«Abbiamo già pagato ma...». Le vie dedicate ai pittori livornesi (da Filippelli a Lomi) si intonano con i colori pastello delle palazzine (alcune peraltro molto belle all’interno), ma cozzano con tutto quello che c’è intorno. Il viaggio parte da via Natali, cuore del primo lotto, l’unico dove quasi tutti gli appartamenti hanno luce, acqua, gas e abitabilità. La strada – spiegano dal comitato, con in testa Michele Lucarelli – non è ancora diventata pubblica perché il consorzio non ha ultimato le opere di urbanizzazione del quartiere. «Eppure – fanno notare – ci sono i cartelli pubblicitari e sono stati autorizzati passi carrabili che hanno tolto una decina di posti auto». Una delle tante contraddizioni che si respirano qui. Intorno l’erba è altissima, le zanzare si fanno sentire. La pavimentazione che avrebbe dovuto rivestire i viali interni non c’è, così i tombini sembrano piccole montagne in un percorso a ostacoli. Via via il corteo fa sosta in qualche piazzola interna. Tecnicamente si chiamano Apup, aree private a uso pubblico: «Qui, da progetto, avrebbe dovuto esserci un parco per i bambini, invece...». Invece si vedono solo reti, erbacce, attrezzi da lavoro. Idem nell’area dove era previsto un centro commerciale. L’illuminazione pubblica è ok, manca quella interna: qua e là i fili di rame spuntano da terra come ciuffi d’erba. «Eppure – ripetono gli abitanti del primo lotto – abbiamo già pagato tutto quello che dovevamo».
Tares, Imu e... guai. Si scivola così nel secondo e nel terzo lotto. Metro dopo metro l’asfalto sotto i piedi sparisce, l’erba cresce e si moltiplicano le impalcature. Migliaia di chilometri quadrati, fino a via dell’Uliveta. Quasi tutti vivono con i servizi di cantiere: l’acqua costa quattro volte tanto, fuori dalle porte ci sono le bombole del gas. «Sarà il terzo inverno senza gli allacci - ripete Elena Falchini – ho due bimbi piccoli, uno ha già preso la polmonite. La mia coop ha pagato a Edilporto tutto quello che doveva, eppure ancora non è stato allacciato il gas». Alessio Ricciardi ha comprato casa nel 2007, ma è fra quelli che ancora aspettano i servizi e l’abitabilità. Per non pagare l’ Imu più alta sulla seconda casa - visto che di fatto non lo è - ha preso la residenza a Salviano 2, «e sono stato multato per 170 euro». Le storie sono tutte diverse. E si assomigliano tutte. Francesco Romano è fra quelli che si sono fatti coraggio e hanno presentato un esposto in procura. Anzi due. Il primo per la discarica abusiva che spunta nel cuore del quartiere. «Però paghiamo tutti la Tares...». Il secondo per lo stato del proprio palazzo: «Ho preso casa nel 2006, ho versato oltre il 50 per cento, alla fine mi è venuta a costare 100mila euro in più: da 180 a 291mila. È la nostra casa, non possiamo vivere per sempre da un’altra parte. I garage si allagano perché intorno è tutto da finire, con evidenti problemi di sicurezza».
«Non ci abbandonate». Sicurezza è la parola che ripetono più volte dal comitato. Sicurezza e paura. In base alla convenzione stipulata nel 2004 col Comune (che varrà fino al 2014), il Consorzio deve realizzare una serie di opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione. All’appello mancano, così come un anno fa, il ponte tra via di Salviano e il distretto sanitario, quello di via della Padula, il rifacimento di via dell’Uliveta, la cassa di espansione del rio Cignolo». Il presidente Tognotti ha ripetuto spesso di dover incassare 3 dei 5 milioni necessari da cooperative che non avrebbero pagato l’ultima rata degli oneri. Fatto sta, lanciano l’sos dal comitato, che a garantire tutto ci sarebbe «una fidejussione di 9milioni appena rinnovata con una finanziaria che ha un capitale sociale di 2,5». «Faremo altre iniziative – promettono – perché su Salviano 2 non cali il silenzio: non possiamo più andare avanti così, fuori tutte le responsabilità».
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