Gioco
Acqua, Livorno tra le città con la bolletta più salata
In sei anni il costo del servizio è quasi raddoppiato: per Cittadinanzattiva è settima in Italia. Una famiglia-tipo paga in media 485 euro
LIVORNO. Cara acqua. In tutti sensi. Secondo l’indagine condotta dall’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva - l’organizzazione di cittadini fondata a fine anni Settanta - Livorno è al settimo posto tra le province italiane con la bolletta dell’acqua più salata. Settima e in buona compagnia, visto che nella costosa topten figurano ben otto città toscane: Firenze, Pistoia, Prato, Arezzo, Grosseto, Siena e Livorno, seguita da Pesaro, Urbino e Pisa.
Dopo il quinto posto per l’Imu e le polemiche che si trascinano di anno in anno sul salasso Tia (ora Tares), c’è da scommettere che i dati pubblicati da Cittadinanzattiva faranno schizzare sulla sedia i livornesi.
L’indagine mette in luce che dal 2007 a oggi, in Italia il costo del servizio idrico per uso domestico è lievitato del 33 per cento. Regina degli aumenti è proprio la Toscana, dove in sei anni la spesa è più che raddoppiata: in media +50,6 per cento, dal 93,4 per cento di Massa al 39,6 di Arezzo. Livorno sfiora il 40 per cento (39).
L’indagine è stata condotta nei capoluoghi di provincia sulla base dei dati del 2012. Sotto la lente di ingrandimento ci sono finite tutte quelle voci di spesa che insieme danno il costo del servizio nelle nostre case: acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, quota fissa (ex nolo contatori).
In soldoni: una famiglia tipo di tre persone, con un consumo annuo di 192 metri cubi d’acqua, a Livorno paga 485 euro (considerando il 10 per cento Iva). Davanti ci sono Firenze, Pistoia e Prato (509 euro), Arezzo (496), Grosseto e Siena (493). Dietro Pesaro e Urbino (481) e Pisa (471). Lontanissime Caserta (184 euro) e Cremona (185).
Come è possibile che in pochi anni le nostre bollette siano quasi raddoppiate? Le aziende che gestiscono il servizio (a Livorno l’Asa, partecipata dal pubblico, ma in parte in mano ai privati)come spiega il salasso?
«La Toscana – prova a dare una risposta l’amministratore delegato di Asa, Ennio Trebino – è la regione con le tariffe più alte, è vero, ma è anche quella che ha iniziato per prima ad applicare la legge Galli, che riconosce in tariffa sia i costi di gestione che quelli di investimento».
Costi, questi ultimi, «che col metodo Cipe erano riconosciuti solo parzialmente in bolletta e in gran parte venivano coperti con la fiscalità generale».
In altre parole: bollette più alte per investimenti importanti. Ma detto dopo la rottura del tubo che a marzo ha lasciato per almeno tre giorni la città senz’acqua sembra quasi un paradosso. L’azienda che investimenti ha fatto sul territorio? E il socio privato che ruolo ha?
«Lo scorso anno – controbatte Trebino – l’azienda ha fatto 21 milioni di euro di investimenti, concentrati soprattutto tra Cecina e la Val di Cornia, con effetti immediati sull’isola d’Elba, per l’abbattimento dei livelli di boro e arsenico. Una priorità, se non volevamo andare incontro a una dichiarazione di non potabilità, con tutte le conseguenze del caso». Ma che fine hanno fatto, ad esempio, i serbatoi per scongiurare nuove crisi? «Capisco che i livornesi potranno anche pensare di aver pagato 20 milioni per investimenti che non li riguardano – chiosa Trebino – ma in un sistema solidaristico come quello dei servizi, le risorse vanno spalmate sul territorio in base alle necessità. Nel piano d’ambito inseriremo uno o più serbatoi da realizzare per dare maggiore respiro alla città di Livorno in caso di emergenze come quella di marzo. Ma quest’anno, l’anno prossimo e anche quello dopo la priorità sarà concludere il programma di depurazione».
Quanto al socio privato, sostiene Trebino, «non può essere investitore diretto, il servizio è in concessione ad Asa, non ad Iren. Il privato ha partecipato a dare le garanzie per fare gli investimenti, partecipato all’aumento di capitale, risanato in generale l’azienda dal punto di vista dell’organizzazione e del know -how». (j.g.)
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