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Pescherecci in guerra «Così uccidete il settore»
LIVORNO. Se una parte della cittadinanza è preoccupata per l’impatto ambientale legato all’arrivo del rigassificatore, c’è un settore economico che è letteralmente sul piede di guerra. E’ quello dei...
LIVORNO. Se una parte della cittadinanza è preoccupata per l’impatto ambientale legato all’arrivo del rigassificatore, c’è un settore economico che è letteralmente sul piede di guerra. E’ quello dei pescatori. Non sono contrari all’arrivo del terminal, ma temono di finire in ginocchio per colpa dell’ordinanza emanata dalla capitaneria con cui è stata interdetta l’area marina per un raggio di otto miglia dal punto d’ancoraggio dell’offshore. Gli equipaggi livornesi sono tutti d’accordo. E con loro quelli di Viareggio: così il settore rischia di morire.
Tre richieste. «Quell’ordinanza va ritirata e riportata a dimensioni più ristrette come era stato comunicato fino ad un mese fa dalla guardia costiera», dicono i vertici toscani di Federpesca, Federcoopesca e Legapesca.
I rispettivi presidenti, Roberto Manai, Massimo Guerrieri e Niclo Vitelli, hanno scritto una lettera dettagliatissima all’assessore regionale Salvadori, al sindaco Cosimi, alla Provincia, alla capitaneria sottolineando anche la necessità di un impegno delle istituzioni per «le misure compensative per gli armatori, le cooperative di pesca e per il personale marittimo danneggiato nelle proprie attività imprenditoriali e lavorative».
Più gasolio, meno pescato. Otto miglia marine sono 15 chilometri. Che significano un cerchio invalicabile enorme, con epicentro al largo di Tirrenia.
«Questa ordinanza va ad impattare in maniera determinante e non sostenibile sulle attività di pesca professionale», sostengono le tre associazioni di categoria.
«L'area interdetta alle attività di pesca professionale risulta essere di gran lunga più estesa di quello che nel corso degli anni era stato comunicato ai cittadini e alle categorie economiche interessate. La chiusura di questa vastissima area, unite ai vincoli posti dalla presenza attorno alle secche della Meloria porteranno ad un crollo del pescato, dei ricavi aziendali ed un aumento dei costi di gestione (gasolio in primis) per le marinerie pescherecce coinvolte», è l’analisi.
La sordità delle istituzioni. «Nel corso di questi anni - accusano i pescatori - abbiamo fatto presente più volte, ed in svariate situazioni istituzionali, le problematiche e i timori che tale opera comportava per il settore. A queste nostre paure, alcuni soggetti istituzionali hanno risposto con fattivo interessamento al fine di conoscere, ascoltare e recepire le nostre problematiche, altre hanno invece ritenuto inutile e non interessante alcun confronto».
Gas ma anche pesca. Il settore, ribadiscono Vitelli, Guerrieri e Manai, non è contro l’offshore. «Non abbiamo mai espresso un giudizio pregiudiziale nei confronti di tali realizzazioni - dicono - ma abbiamo sempre posto l'esigenza di limitare al minimo, ed allo stretto necessario, le eventuali aree di interdizione a partire dal punto di attracco, affermando che in tali casi si sarebbero rese necessarie adeguate compensazioni socio economiche. I provvedimenti che sono stati emanati vanno in ben altra direzione: riducono drammaticamente ed impropriamente le nostre aree di pesca e tutto questo è inaccettabile».
La morte del settore. Secondo le associazioni di categoria quell’ordinanza è molto pericolosa: «Un intero settore, già colpito da una pesante crisi, rischia di morire - dicono -. L'altro rischio di questa ordinanza è la spinta oggettiva e conseguente al sovrasfruttamento delle poche zone rimaste aperte alle attività con un aumento insostenibile dello sforzo di pesca e dei contrasti tra marinerie e mestieri in quelle aree».
(giu.cor.)
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