Il Tirreno

Livorno

«I negozi made in Tuscany in via Grande, non al porto»

Sel contesta la scelta della Regione e la programmazione commerciale del Comune Gadi Polacco: il rischio di overdose c’è da 10 anni ma nessuno si è mai mosso davvero

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LIVORNO. «La galleria commerciale al terminal passeggeri? Siamo perplessi: ci chiediamo perché la commercializzazione di prodotti tipici della Toscana non possa essere fatta in centro città. Perché non possono esserci negozi in via Grande che commercializzano il made in Tuscany fungendo da attrattiva per i crocieristi e i passeggeri del porto?».

Dopo l’inchiesta del Tirreno sulla crisi del commercio e sul paradosso dei duecento nuovi negozi in arrivo in città nel 2014 (di cui 20 alla stazione marittima, 80 a Porta a Mare e gli altri al Nuovo Centro), Andrea Ghilarducci, coordinatore di Sel, punta in dito contro la scelta della Regione di inserire Vetrina Toscana all’interno della stazione marittima anziché nel cuore della città. E poi amplia il raggio della polemica verso l’amministrazione comunale per «scelte di programmazione sbagliate» che oggi si rilevano pesanti per il settore del commercio.

Programmazione dove sei?Sel attacca su tutti i fronti: Porta a Mare, Nuovo Centro, Interporto. «Un tempo, non molti anni fa, per gestire il settore esisteva il "piano del commercio" che permetteva di regolamentare e gestire nel territorio un ambito importante per l'economia di una città - sostiene Ghilarducci insieme ad Andrea Cionini, del forum territorio di Sel -; questi piani furono pian piano aboliti, per favorire quella liberalizzazione che a distanza di anni presenta il conto. E se la crisi ha inciso pesantemente, vi sono anche altre cause a cominciare dall'alto costo degli affitti dei fondi, come nel caso di via Grande, ad arrivare a scelte sbagliate di gestione e di programmazione nel settore e nel territorio».

L’illusione Porta a Mare. Ma nel mirino di Sel non c’è solo la stazione marittima. E’ tutta la programmazione fatta nel decennio scorso che è contestata dai vendoliani. «Interventi come la Porta a Mare furono presentati come l'occasione per un rilancio del quartiere di borgo Cappuccini e del settore commerciale della zona, cosa che non sarà così perché Porta a mare sarà un quartiere a se stante diviso da Borgo Cappuccini e dalla piazza Mazzini da una strada a quattro corsie e trafficata, per cui quell'area commerciale prevista servirà quasi esclusivamente e si spera, solo per le attività legate alla di portistica».

Nessun outlet a Guasticce. Pesante anche il giudizio sul Nuovo Centro. «Dopo Porta a Terra - dicono Ghilarducci e Cionini - pensare ad un'altra grande area commerciale in via di Levante è stato un grave errore sia urbanistico ma anche commerciale. E si continua a sbagliare, perché pensare ad un outlet a Guasticce, nell'area dell'interporto non ha alcun senso. Sel è stata contraria alla variante urbanistica per l'interporto voluta dall'amministrazione di Collesalvetti, se poi si propone di insediarci un outlet che non ha niente a che vedere con la logistica è ancora di più una cosa senza nessuna logica».

Polacco: io l’avevo detto. Sulla questione interviene anche Gadi Polacco (Liberali): «Sembra che la questione sollevata dal Tirreno fosse stata messa da una parte - mio malgrado devo dire anche a livello di associazioni di categoria - secondo una vecchia tradizione di questa città, ovvero l'attendere l'ultimo minuto, se non anche dopo, per lamentarsi e cercare di cambiare cose ormai impostate da anni», dice Polacco.

E dato che buona parte dei 200 nuovi negozi sono frutto di scelte dell’ultimo decennio, l’esponente liberale fa rewind autocitandosi: «Correva l'anno 2003 quando il Tirreno citava il vicepresidente della circoscrizione 2 Gadi Polacco e capogruppo Lista Amaranto: “Occorre guardare alla Porta a mare con pragmatismo, senza per questo nascondersi le insidie e le perplessità che un simile progetto inevitabilmente contiene"».

Rischio overdose da 10 anni. «Avevamo sostenuto che l'ampio spazio per insediamenti commerciali andasse "gestito favorendo al massimo il riposizionamento e l'evoluzione del commercio già insistente sul territorio - continua Polacco a proposito di Porta a Mare -, aprendosi poi a quello della città intera e completando l'opera con risorse esterne, senza turbare il già massiccio carico commerciale insito nel centro cittadino».

«In sintesi - continua l’esponente liberale - dicevamo: attenzione al carico di nuovo commercio che viene immesso sul centro città, dove è già presente oltre il 40% del commercio cittadino, che occorre filtrare e indirizzare affinchè sia nuova merceologia o spostamento,in miglior condizione di lavoro,di merceologia già esistente,onde evitare una possibile overdose».

Ma quale diportistica... Polacco conclude con un attacco alle associazioni di categoria: «Nel corso di questi dieci anni queste cose le abbiamo ripetute in sparuto numero: l'assenza dalla partita delle sigle del commercio oltre a quello dell'amministrazione portano oggi alla situazione che conosciamo. Ma almeno le lacrime di coccodrillo o l'illusione che Porta a Mare diventi luogo per attività commerciali legate principalmente alla diportistica" per favore ci vengano evitate».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web