Il Tirreno

Livorno

«Nel bacino grande ripariamoci le love boat»

di Giulio Corsi
«Nel bacino grande ripariamoci le love boat»

Roncucci, storico numero 2 del Cantiere: Piombino da sola non regge la Concordia dividiamo la sua demolizione e rimettiamo in moto la struttura in muratura

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LIVORNO. La guerra per la Concordia può diventare una pace, anzi una superpace per le tasche e l’occupazione di Livorno e insieme per quelle di Piombino. «Ma è necessario che l’Autorità Portuale tolga la concessione del bacino in muratura ad Azimut Benetti - che l’ha abbandonato fino a farlo diventare inutilizzabile - e tramite gara lo affidi ad un pool di imprese in cui magari ci sia ancora Benetti, insieme a Porto 2000, Gestione Bacini e perché no, un grande armatore crocieristico».

Nei giorni in cui la partita milionaria sulla demolizione dell’ammiraglia di Costa torna ad accendersi, è uno dei principali esperti in Italia di riparazioni navali a rilanciare la corsa di Livorno mettendo sul tavolo carte di cui in parte si è già discusso e che in parte invece sono state finora ignorate, tra liti e spaccature interne al Pd (e all’opposizione), posizioni divergenti in giunta (Nebbiai da una parte, il resto degli assessori dall’altra) e divisioni importanti nel mondo dell'imprenditoria.

Il comandante Adalberto Roncucci, livornese, ex vice presidente del Cantiere Orlando, ha lanciato la sua idea - che poi è soprattutto una sfida - sull'Espresso in edicola questa settimana. «La Toscana può tenersi il lavoro di demolizione della nave unendosi e non litigando», ha affermato.

Lo scafo a Livorno. «La Concordia potrebbe essere trasportata a banchina a Piombino e lì demolita fino al ponte di coperta - dice Roncucci -, dopo di che verrebbe trasportata in bacino a Livorno dove, con la nave in secca, terminerebbe lo smembramento dello scafo. E siccome è improponibile il passaggio di centinaia di camion carichi dei pezzi della nave smantellata, si potrebbe usare il Pontone Italia da mille tonnellate per pescare all’interno del bacino, caricare il materiale su una chiatta e rispedirlo a Piombino per la demolizione finale». Tempo stimato per l'intera operazione due anni.

Un dibattito doveroso. Sfida, dicevamo: perché le parole di Roncucci puntano ad aprire, anzi a riaprire un dibattito in città, coinvolgendo il mondo del porto, della politica, del sindacato, dell'impresa e partendo da una serie di elementi di cui non si può far finta di niente ora che il governo dovrà stringere sul destino della Concordia.

I limiti di Piombino. Il primo elemento sono i problemi di Piombino: «La verità - dice l'ex comandante - è che a Piombino per demolire la Concordia occorre un bacino che non c'è e per costruirlo servono dieci anni. Secondo la legislazione europea in via di approvazione oltretutto sarà proibito demolire navi galleggianti per evitare l'inquinamento delle acque».

Il bacino abbandonato. Ed ecco il secondo elemento: ciò che manca all'ombra della Lucchini c'è invece nel porto di Livorno. O ci sarebbe. «Solo Palermo ha un bacino come il nostro - sottolinea Roncucci -. Purtroppo negli ultimi dieci anni è stato lasciato andare in malora e oggi, così com'è, non è utilizzabile». Secondo Roncucci servirebbero 20 milioni di euro per rimetterlo a posto. Che però in parte pioverebbero sulla città col semplice affitto della struttura per i due anni della demolizione della Concordia. «In pratica la riparazione del bacino si finanzierebbe da sola e la città si ritroverebbe non solo a beneficiare dell'effetto Concordia dal punto di vista occupazionale, ma vedrebbe rinnovata quella struttura che dal giorno dell’inaugurazione nel 1975 fino a quando è stata dismessa con la fine della cooperativa, passando dagli anni di Fincantieri, ha rappresentato l'unica attività aziendale in grado di portare regolarmente un utile garantito, anno dopo anno».

Dopo la Concordia, le crociere. Roncucci sa benissimo che quelle riparazioni che per trent'anni hanno trasformato in miniera d’oro il bacino in muratura non sono più proponibili nel porto di Livorno. «D’altra parte - dice - quando al capezzale della cooperativa l'allora sindaco Lamberti parlava delle tre gambe dell'operazione - costruzioni, riparazioni e diporto - a noi veniva da ridere, sapendo bene cosa significavano le riparazioni per Vitelli. E sapevamo bene che il bacino grande sarebbe stata la sua spina nel fianco».

E allora l’ex vice presidente del Cantiere offre una soluzione alternativa. Che è speculare a quella che due settimane fa aveva proposto Marco Fiorillo, presidente della Gestione Bacini Spa. «Utilizziamo la Concordia per ridare vita al bacino e poi permettiamogli di lavorare in modo diverso dal passato sfruttandolo per le grandi navi da crociera».

«A Civitavecchia - continua Roncucci - Fincantieri sta realizzando un bacino apposta: perché il mercato è enorme ma non ha location in cui svilupparsi. Livorno ce l’avrebbe, i 350 metri del bacino in muratura sono rari in tutta Europa, e potrebbero essere usati per la riparazione delle navi da crociera e nei momenti in cui non c’è lavoro come banchina d’ormeggio per le stesse love boat. Una banchina, tra l’altro, che sarebbe già pure elettrificata e che permetterebbe di risolvere con facilità la questione dell’alimentazione da terra e dell’inquinamento dibattuta in tutti i porti d’Italia».

Via la concessione a Benetti. Secondo Roncucci il business interesserebbe prima di tutto proprio Azimut: «Se arriva lo yacht di Abramovic da 140 metri farebbero di tutto per ripararlo. E allora perché rifiutare queste navi che sono yacht da 300 metri e che hanno soprattutto bisogno di lavori alberghieri?».

Il primo passo però spetta alla Port Authority. «Quando la cooperativa ha lasciato il bacino in muratura, era malmesso ma funzionante al 100 per cento. Oggi quella struttura, che è patrimonio pubblico, è fuori uso. Non va niente, le gru sono interrate, le pompe, i verricelli bloccati. Benetti ha la piena responsabilità per aver mandato in malora un patrimonio pubblico. E l’Autorità Portuale che gliel’ha dato in concessione avrebbe dovuto sorvegliare». La proposta di Roncucci è il ritiro della concessione: «Andrebbe tolta a chi l’ha strapazzata e messa a gara. E l’optimum sarebbe che se l’aggiudicasse un pool di imprese in cui Benetti figurasse con Porto 2000, Gestione Bacini e magari un armatore delle crociere. L’occasione è d’oro, perché qui c’è già l’infrastruttura e altri porti in Italia c’invidiano questa ricchezza di partenza».

E’ un punto di vista. Ma sarebbe un delitto non trasformarlo in dibattito.

@giucorsi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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