Gioco
«Il ministero ci ripensi o il nostro porto sarà ko»
Sindacato e Confindustria sul piede di guerra dopo la frenata romana sul Sin Comune, Provincia e Authority scrivono al ministro dell’Ambiente Orlando
LIVORNO. Maxi vertice a Palazzo Civico, ieri, tra amministratori e tecnici di Comune, Provincia e Autorità portuale. Obiettivo: convincere il ministero dell’Ambiente a cambiare idea sulla riperimetrazione del Sito di interesse nazionale di Livorno dopo la frenata inaspettata di pochi giorni fa.
Tutt’altro che tecnicismi: gli enti locali, con la Regione capofila, chiedono da tempo di trasferire sotto l’ala di Firenze (quindi far passare a Sir, sito di interesse regionale) 20mila metri quadri di acque portuali, banchine e piazzali industriali, lasciando come osservati speciali solo la raffineria Eni e la centrale Enel. Tutto per semplificare autorizzazioni e procedure di bonifica.
Fino a una ventina di giorni fa l’accordo sembrava fatto, ma mercoledì, in conferenza dei servizi, i vertici del ministero hanno fatto un passo indietro, dicendo di voler mantenere nel Sin sia le acque del porto che alcune aree a terra, come il sito ex Delphi. E sulle banchine è scoppiato il caos, con i sindacati che hanno minacciato anche di bloccare lo scalo.
Ieri i rappresentanti delle istituzioni (il sindaco Alessandro Cosimi con l’assessore Massimo Gulì, il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà, con Nicola Nista, il segretario dell’Authority, Massimo Provinciali, tutti con i rispettivi tecnici) hanno buttato giù una lettera che sarà accompagnata da un dossier tecnico e che lunedì - dopo la sottoscrizione della Regione, almeno questa è la speranza – sarà inviata al ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando.
Nel dossier viene chiesto il ripristino della riperimetrazione del Sin per come proposto dalla Regione in accordo con gli enti locali. E vengono sottoposti all’attenzione romana una serie di dati a integrazione dei campionamenti Ispra citati dal ministero e ritenuti datati. «Non vogliamo sconti sui controlli ambientali – ripete Gulì – ma che l'interlocutore sia più vicino al territorio, in base al principio di sussidiarietà. Questo renderebbe le pratiche più semplici e veloci». Tra l'altro, punto nodale segnalato anche dai sindacati, «con la nuova ipotesi si rischia di dover chiedere autorizzazioni al ministero per qualsiasi attività in mare e alla Regione per quelle a banchina, con evidenti complicazioni per chi opera in porto».
«La posizione del ministero – taglia corto Provinciali – ci ha sorpresi, stiamo preparando una comunicazione di dettaglio a supporto di scelte che credevamo condivise».
Intanto fuori dal palazzi c’è aria di bufera. La Filt-Cgil si è mossa in blocco da Firenze, con una nota a firma del segretario toscano Gianfranco Conti, di quello provinciale Claudio Picchiottino e dei responsabili di settore Riccardo Barontini e Simone Angella. «Ricordiamo a tutti – scrivono – che se lo snellimento e la velocizzazione delle procedure di adeguamento del porto non fossero garantiti in tempi stretti, sarebbero messi in discussione il programma delle opere triennali (coi relativi finanziamenti) e il Piano operativo triennale, con la programmazione di rilancio dello scalo».
Sul piede di guerra i vertici di Confindustria, che parlano di «doccia fredda nello scenario complessivo della crisi». «Da anni – scrivono – chiediamo che il problema della bonifica dei siti industriali sia considerato non solo un tema ambientale, ma di politica industriale». «Ora occorre un presidio forte delle istituzioni – interviene il presidente Alberto Ricci – richiamino alla responsabilità tutte le sedi decisionali, riaffermando la pericolosità dei danni collaterali che una decisione di questo genere potrebbe determinare». «Sarà necessario – chiude – richiedere immediatamente il coinvolgimento del ministero dello Sviluppo economico affinché la questione del Sin di Livorno sia ricondotta nell'alveo della ragionevolezza, scongiurando ulteriori ripercussioni sul sistema industriale, le cui conseguenze economiche e soprattutto occupazionali sarebbero inarginabili».
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