Toscana
Mentre il commercio piange, arrivano 200 nuovi negozi
Entro il 2014 la nascita di Porta a Mare, Nuovo Centro e Terminal passeggeri. E la categoria si ribella: «Finirà con fondi sfitti e il centro città desertificato»
LIVORNO. Nella città in cui la principale via dello shopping a gennaio di quest'anno contava 26 saracinesche abbassate in soli 300 metri e che adesso su tutto l'asse di via Grande, compreso largo Duomo e piazza Grande, conta 21 insegne buie, nella città il cui principale centro commerciale, le Fonti del Corallo, negli ultimi sei mesi ha visto ritirarsi quattro marchi ed entro fine agosto vedrà spegnere le luci nientemeno che a Benetton, il paradosso è immortalato dalle ruspe che lavorano dietro il cimitero della Misericordia, nei piazzali che un tempo furono del cantiere e (in parte minore) alla stazione marittima. Per creare che cosa? Nuovi centri commerciali.
Lo stile, gli arredi, l'illuminazione, l'eleganza di ogni angolo di quei tre progetti, e ancor di più i loro rendering, sono entusiasmanti e per i più sognatori catapultano vecchi angoli del porto e della nostra periferia in tre piccoli corner della Défense parigina, se non fosse che una domanda tanto banale quanto realistica non può non mettere in dubbio sia la valenza sia soprattutto l'impatto che essi avranno sulla città: Livorno è in grado di reggere tre nuove gallerie commerciali, cioè duecento e passa nuovi negozi? La risposta che arriva dagli addetti ai lavori è no, senza se e senza ma.
In ballo ci sono i centri commerciali di Unicoop Tirreno tra Coteto e La Rosa (il Nuovo centro), un altro a Porta a Mare e alla stazione marittima, tutti programmati anni fa. A questi potrebbe aggiungersi un outlet a Guasticce, ma quest’ultima è più che altro un’idea da fanta-shopping. Le prime tre, invece, sono progetti concreti, valutati da Massimo Marini, presidente di Confesercenti: «Ognuna delle tre situazioni merita un’analisi diversa. Mentre l’ipotesi del Nuovo Centro è scellerata, e poteva non esserlo solo nel caso di un insediamento in stile Ikea che proponesse prodotti non in concorrenza col tessuto commerciale cittadino, per quanto riguarda il terminal passeggeri mi auguro che vengano proposti solo prodotti tipici toscani. E alla stessa stregua mi auguro che Porta a Mare diventi luogo per attività commerciali legate principalmente alla diportistica». E lo stesso Marini aggiunge: : «La quantità di metri quadri che in città sono destinati al commercio è enormemente sovradimensionata rispetto alla reale necessità. Se il Nuovo Centro creerà danni anche alla stessa grande distribuzione, visto che nascerà a 800 metri dalla Coop della Rosa e a 5 chilometri da Porta a Terra, creare nuove gallerie in porto o all’ex cantiere che facciano anche in parte concorrenza con il centro città è altrettanto fuori senso». Un’analisi alla quale si aggiunge quella di Giannantonio Cesari, fresco di conferma alla guida di Confcommercio: «La conseguenza di questo tipo di scelte è che molti fondi resteranno vuoti. Abbiamo già visto operazioni commerciali che hanno dato come risultato locali sfitti. Si tratta di investimenti rischiosi anche per chi li fa ma soprattutto dannosi per un commercio che già soffre tantissimo».
Il movimento attorno al commercio, rischia quindi di compromettere quello che già c’è. Decathlon, per esempio, quando aprirà il Nuovo Centro potrebbe lasciare le Torri di Porta a Terra per trasferirsi di qualche chilometro. Col risultato magari di far da calamita per il nuovo insediamento ma anche di allontanare il suo bel gruzzolo di clienti dal giro di Porta a Terra, dando un colpo letale alle Torri. Oppure il franchising di Benetton, sempre a Porta a terra, i cui proprietari hanno deciso di chiudere l’attività commerciale per il caro affitti e di lasciare a casa 14 dipendenti.
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