Gioco
Bonifiche in porto, ora Livorno trema
Il ministero dell’Ambiente frena sul passaggio di consegne alla Regione. Lavoratori pronti a bloccare le banchine
LIVORNO. La frenata (inaspettata) del ministero dell’Ambiente è stata avvertita come un tonfo sulle banchine del porto, dove i sindacati minacciano già manifestazioni e blocchi. Cosa è successo? Al tavolo della conferenza dei servizi convocata mercoledì a Roma, i vertici del ministero hanno pronunciato una lunga serie di “no, ma, però” su una parte importante della ormai data per prossima riperimetrazione del Sin di Livorno.
La questione può sembrare tutta tecnica, ma in realtà ha un’importanza strategica per il futuro dello scalo e della città: dal punto di vista ambientale, economico, di sviluppo strutturale e occupazionale. In ballo ci sono oltre 20mila metri quadri: 14mila di specchi d’acqua e 6mila di aree portuali, tra banchine e piazzali. Per mesi gli enti locali (Comune, Provincia, Regione) e Autorità portuale hanno lavorato per farli passare da Sin (Sito di interesse nazionale) a Sir (Sito di interesse regionale), lasciando fuori solo le superfici su cui sorgono la raffineria Eni e la centrale dell’Enel. Obiettivo: snellire le procedure di bonifica e di autorizzazione delle attività (si va dai dragaggi alla caratterizzazione delle aree, che per chi vuole investire possono durare anche quattro anni), passando dalla competenza ministeriale a quella regionale.
Il passaggio sembrava scontato. Tanto che ogni ente aveva prodotto una delibera ad hoc e meno di un mese fa i vertici del Comune avevano convocato una conferenza stampa annunciando che nel giro di sessanta giorni la decisione sarebbe diventata decreto e per Livorno sarebbe stato «più facile attirare investitori». Ma ieri, dalla Regione, è piovuta la mezza doccia fredda: nelle due conferenze dei servizi sulle aree da bonificare di Massa Carrara e di Livorno, si legge nella nota arrivata da Firenze, si sono registrati «risultati in chiaroscuro». Ovvero «buoni per Massa e meno per Livorno». Per la prima c’è stato il «sostanziale accoglimento delle richieste di riduzione del perimetro su cui rimane la giurisdizione ministeriale». Per Livorno «non è stata interamente accolta la proposta della Regione: il ministero ha ritenuto di mantenere le sue competenze sull'intera area marina».
Frasi che hanno subito scatenato le reazioni dei sindacati. «Per i lavoratori – interviene Simone Angella (Filt-Cgil) – il passaggio a Sir è fondamentale. Ricordo che il nostro porto ha ancora 600 cassaintegrati, aspettiamo dragaggi e infrastrutture. Attendiamo una risposta definitiva dal ministero, siamo anche pronti a bloccare lo scalo». «Abbiamo allertato le nostre strutture regionali e nazionali – aggiunge il segretario Claudio Picchiottino – la Toscana non può continuare ad essere bloccata dai Sin, siamo indietro di un anno rispetto alla Liguria».
Al tavolo col direttore generale del ministero, Maurizio Pernice, si sono seduti un dirigente della Regione, uno del Comune (Leonardo Gonnelli) e l’assessore provinciale Nicola Nista con Andrea Rafanelli. A quanto risulta il ministero (che deve però formulare la proposta definitiva) ha parlato della volontà di mantenere sotto la propria lente le acque del porto e l’area vicina alla raffineria che comprende anche l’ex Delphi. Alla base di questa scelta ci sarebbe la valutazione dei campionamenti fatti dall’Ispra. Gli spazi a terra (comprese le banchine e l’area Masol) passerebbero, invece, sotto l’ala della Regione come richiesto dagli enti locali.
«Ho parlato col ministro Orlando – fa sapere il governatore della Toscana, Enrico Rossi – e gli ho chiesto assicurazioni perché la questione venga affrontata e rapidamente risolta. Crediamo di avere le competenze, le capacità, la volontà e anche i primi finanziamenti per gestire l'area marina labronica, interessata da importanti lavori per l'ampliamento del porto. Chiediamo di gestirla direttamente, nell'interesse della cosa pubblica e nel rispetto sia delle leggi che delle esigenze ambientali e produttive». L’assessore regionale Anna Rita Bramerini si dice «fiduciosa in un ripensamento» e ricorda che la Regione ha già messo a bilancio 1,7 milioni di euro per i primi interventi di bonifica e progettazione nel Sir. Ma ora la strada è in salita.
Stamani si incontreranno il sindaco Alessandro Cosimi, il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà, e la guida dell’Authority, Giuliano Gallanti. Insieme invieranno una nota al ministero per ribadire che, come sottolinea Gonnelli, «non vogliamo sconti ambientali, anche perché i controlli resterebbero inalterati, ma un interlocutore più vicino al territorio che consenta di velocizzare le procedure».
Kutufà è preoccupato per la «parziale ma significativa marcia indietro» fatta «inopinatamente dal ministero: ci sono tutte le caratteristiche, compreso l'intervento finanziario della Regione, per ritornare alla perimetrazione da noi proposta».
Il sindaco assicura una «immediata attivazione di tutti gli enti per capire come si chiude la partita», ma si dice «fiducioso»: «Non siamo particolarmente preoccupati, ci sarà un rapporto diretto per chiudere in modo definitivo la questione nei prossimi sessanta giorni». Certo, aggiunge, «è strano che alla riunione tecnica organizzata al ministero solo una settimana fa nessuno avesse presentato osservazioni».
La fase è delicatissima e i rappresentanti delle istituzioni cercano di non alzare i toni. «Intanto – commenta l’assessore provinciale all’Ambiente, Nicola Nista – l’ok rispetto al passaggio alla Regione di gran parte delle aree a terra è un risultato di rilievo. In attesa che il ministero mandi una proposta ufficiale e dettagliata, stiamo lavorando a una nuova valutazione dei dati Ispra, che ci sembrano datati. E comunque parliamo di un porto industriale, non ci si pescano le trote...». «Rispetto al percorso fatto fino a oggi – ammette l’assessore comunale Massimo Gulì – è un passo indietro, ma ora con unità e lucidità lavoriamo per tornare sulla strada giusta, evitando scontri inutili tra enti».
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