Gioco
Veronesi: scegliere le parole giuste, una lezione per tutti
Grazie alla pubblicazione della sua cartella clinica e con il progetto “La Cura”, Salvatore Iaconesi ha ricevuto 600 poesie, 35 video, chiuso 15mila conversazioni via mail. Alcuni artisti hanno...
Grazie alla pubblicazione della sua cartella clinica e con il progetto “La Cura”, Salvatore Iaconesi ha ricevuto 600 poesie, 35 video, chiuso 15mila conversazioni via mail. Alcuni artisti hanno scaricato le immagini del cervello dell’hacker livornese per realizzare opere d’arte. Tra queste c’è una scultura del tumore realizzata da Patrick Lichty in 3d.
Francesca Fini ha ideato una “magnetic art performance” (chiamata Heliang) basandosi sui dati divulgati da Salvatore. Molti professionisti hanno preso parte al confronto. Iaconesi racconta che «circa 60 persone tra neurologi, neurochirurghi e radiologi» lo hanno contattato suggerendo tecniche di trattamento e chirurgiche. «Il confronto non è solo stato con me – spiega Salvatore – gli specialisti hanno interagito anche tra di loro concordando strategie e soluzioni».
Sulla vicenda è intervenuto Umberto Veronesi. «Per l'idea della "cura open source" – scrive l’oncologo - Salvatore Iaconesi va prima di tutto ringraziato. Il suo gesto di dare alla diagnosi di cancro la massima visibilità possibile, mettendo l'intero contenuto della sua cartella clinica su web, è una forma di lotta ai tabù che ostinatamente circondano questa malattia. Ancora non è scomparsa dalla nostra cultura l'idea che il cancro sia una maledizione, una iattura, una punizione divina o uno spettro che si potrebbe materializzare al solo pronunciare il suo nome».
«Non è raro - continua Veronesi - che il tumore sia indicato come "il brutto male". Salvatore invece ha chiamato la sua malattia con il proprio nome, dandone ogni dettaglio conosciuto, e in questo modo ha messo il cancro sul piano di qualsiasi altra grave malattia. Un'azione importante contro le sue rappresentazioni. È un cancro la mafia, l'inflazione, la crisi finanziaria: metafore che ancora esistono e inducono chi riceve una diagnosi di tumore a negarla, a rimuoverla o a affrontarla con un'ansia che non giova all'adesione alla cura. Oppure a rinchiudersi nella solitudine e abbandonare la speranza».
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