Il Tirreno

Livorno

Trasferiti tre dipendenti su quattro

di Giulio Corsi
Trasferiti tre dipendenti su quattro

Dal primo luglio 2014 la rivoluzione: i lavoratori passano a Comune e Regione. A palazzo Granducale resta la gestione delle strade

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LIVORNO. Dei quasi quattrocento dipendenti della Provincia di Livorno, tra meno di un anno solo un centinaio resterà seduto alla propria scrivania con lo stesso incarico di oggi. Gli altri trecento saranno trasferiti. La maggiorparte al Comune, il resto in Regione. E’ uno degli effetti che il disegno di legge sullo svuotamento di potere delle Province porterà in città.

Il calcolo lo fa - insieme ad una serie di considerazioni dense di rabbia e di preoccupazione - il presidente di palazzo Granducale, Giorgio Kutufà, partendo dal testo del progetto di legge e dalla relazione di accompagnamento scritta dal ministro Delrio. «Le parole del ministro sono chiare - accusa Kutufà -: questa riforma è orientata a valorizzare i Comuni nell’idea che il loro ruolo insieme a quello dei sindaci sia l’unico in grado di ristabilire la fiducia dei cittadini verso la politica. Mi chiedo però: i Comuni saranno in grado di assorbire e gestire questo carico?».

Come si sposta il personale. La regola è chiara: il personale segue le funzioni. Tradotto con un esempio: gli impiegati e i dirigenti che oggi si occupano di edilizia scolastica - materia che sarà trasferita ai Comuni - diverranno dipendenti di palazzo civico. Con un nuovo contratto di secondo livello, con nuovi sedi di lavoro e per i dirigenti con la possibilità di essere confermati nel ruolo oppure no.

Come si spostano gli uffici. Proprio sulla base dell’idea di fondo di Delrio, nel disegno di legge si è privilegiata la scelta di trasferire ai Comuni la maggiorparte delle funzioni attualmente in mano alle Province. Oltre all’edilizia scolastica, al Comune finirà sicuramente anche la cultura - dunque nel caso specifico il museo di storia naturale di villa Henderson - e la protezione civile.

Alla Regione andrà invece la formazione professionale. Il rebus principale riguarda i centri impiego: è l’unico settore che potrebbe addirittura tornare nelle mani dello stato centrale, e anche in questo caso i dipendenti seguirebbero la funzione.

Cosa resta alla Provincia. Le Province continueranno ad occuparsi principalmente di strade. Il che comporterà probabilmente che resteranno in capo all’ente anche la gestione dei trasporti e la polizia provinciale che potrebbe seguire la sicurezza stradale. Un’altra funzione confermata a palazzo Granducale è quella della programmazione della rete scolastica superiore. Potrebbe restare anche l’ambiente.

L’indotto a rischio... Se i dipendenti sono destinati ad un trasferimento ad altro ente, il contraccolpo più pesante sarà quello che subiranno le cooperative e le società che oggi collaborano con la Provincia nei servizi esternalizzati. «Avviene soprattutto nei centri per l’impiego, dove lavorano con noi molte ditte esterne - dice Kutufà -. Ma ci sono anche i custodi, la vigilanza. Temo che queste società e il loro personale sia decisamente a rischio di perdere il posto di lavoro».

E gli immobili dove vanno? Una sede di rappresentanza sicuramente rimarrà in capo alla Provincia. Ma la maggiorparte del patrimonio immobiliare è destinato a passare di mano, andando ad arricchire comunque Comuni e Regione. Villa Henderson ad esempio passerà nella cassaforte comunale, idem gli edifici scolastici superiori. Ma di molte altre strutture si dovrà discutere: villa Maurogordato ad esempio che oggi ha la sola funzione di parco pubblico (oltre che di sede delle Gav) potrebbe finire al centro di una contesa. «E non è detto che il Comune non metta gli occhi anche su palazzo Granducale - riflette Kutufà - come naturale espansione della propria sede».

Undici mesi al via. Come noto l’operazione è in una fase iniziale. Ma difficilmente stavolta si farà retromarcia. L’idea è quella di far partire la riforma - che è una vera e propria rivoluzione - dal primo luglio 2014, cioè poco dopo le amministrative. Il disegno di legge - che prevede anche la nascita delle città metropolitane e la riorganizzazione delle unioni e delle fusioni dei comuni - passerà all’esame della Conferenza unificata e, dopo quel vaglio, tornerà nuovamente al Consiglio dei ministri per il varo definitivo. Con l’obiettivo di sistemare e gestire la transizione in attesa che il Parlamento approvi il provvedimento di abolizione degli enti. Col nuovo assetto la giunta provinciale verrà rimpiazzata dai rappresentanti dei Comuni: il presidente sarà un sindaco in carica eletto, con un sistema di voto ponderato, dall'assemblea dei primi cittadini; il consiglio provinciale sarà costituito dai sindaci dei comuni.

@giucorsi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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