Kutufà attacca Firenze
«Città metropolitana con 360mila abitanti, prenderà tutte le risorse»
LIVORNO. Giorgio Kutufà ha la stessa verve di un anno fa esatto, quando era in corso la battaglia per diventare capoluogo della megaprovincia con Pisa. Stavolta però si capisce che la lotta è ben più dura: perché lo svuotamento di poteri delle province pare cosa ormai decisa. Lui però - in linea con l’Upi, l’unione delle province - ci prova lo stesso. E si scaglia prima contro Firenze e contro il disegno di legge che rilancia le città metropolitane, poi contro «questa riforma che dovrebbe passare da una revisione costituzionale», dice.
«Mi chiedo come Firenze con i suoi 360mila abitanti possa diventare città metropolitana - attacca -. Anche comprendendo i 155mila residenti della cintura, farebbe mezzo milione di persone, niente in confronto a ciò che si intende per area metropolitana oggi nell’epoca della globalizzazione. Eppure - continua Kutufà - finirà che Firenze si prenderà tutti i finanziamenti e si creerà una frattura ancor più grande tra il centro e le aree periferiche che si sentiranno ancora più periferiche».
Il problema - sottolinea il presidente della Provincia - è che proprio dalla definizione di città metropolitana si fanno discendere le risorse: «E’ una situazione molto pericolosa - dice - Ancor di più perché le Province spariscono dall’interlocuzione con l’Unione Europea per le risorse e i programmi comunitari, con tutto quel che ne consegue per il nostro territorio, a partire dai Comuni più piccoli dell’Elba ad arrivare alla stessa Livorno. I piccoli difficilmente avranno soldi comunitari che oggi invece tramite il nostro ente riescono a ricevere, ma anche i Comuni più grandi soffriranno col risultato di un ulteriore impoverimento delle aree periferiche».
Ma Kutufà attacca duro anche sull’incompletezza della riforma: «La burocrazia non viene toccata, l’apparato decentrato dello stato resta in piedi. Non sono nemico di una ristrutturazione che ci dia uno stato più efficace e più snello, ma un risultato del genere non è pensabile solo colpendo gli eletti delle Province. E’ un’operazione che si può fare colpendo davvero gli enti inutili, ma con un disegno complessivo. Mi domando perché si svuotano di potere le province e si tiene in piedi il Cnel. Tra l’altro - aggiunge il presidente - ci sono dei punti che ancora non tornano e che mi destano alcune preoccupazioni per il personale: se si pensa di risparmiare mezzo miliardo l’anno e si sa che le spese per il personale politico ammontano a 120 milioni, il resto dei soldi da dove arriveranno?».
(giu.co.)
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