Gioco
Il trasloco infinito dell’Asl dalla villa abbandonata
A Monterotondo sono rimasti in 19, la maggior parte a guardia del cervellone informatico Intanto in due mesi gli uffici appena sbarcati in viale Alfieri sono stati spostati e rispostati
LIVORNO. Il trasloco di Penelope che doveva spostare l’esercito degli amministrativi Asl da Monterotondo a viale Alfieri - nell’ottica del risparmio e della razionalizzazione predicate dall’ex direttore Calamai - non finisce mai e come nelle migliori telenovele regala ai livornesi un’altra puntata.
In 19 sul colle. La pelliccola dell’estate si gira sul doppio scenario. Sul colle innanzitutto, dove la villa che ospitava la superdirezione-Calamai è ancora aperta per dare ospitalità ai 19 dipendenti amministrativi dell’Estav, l’ente d’area vasta che gestisce gli acquisti e l’elaborazione informatica per l’Asl, ma soprattutto perché lassù c’è ancora il cervellone elettronico che dà ossigeno alla maggiorparte dei servizi informatici dell’ospedale, dal Cup al poliambulatorio, fino all’anagrafe e all’accettazione ospedaliera.
Risiko infinito in viale Alfieri. Accanto al colle, l’altro ciak di luglio si gira in viale Alfieri dove se da una lato non si riesce a trovare un’area in grado di ospitare il cervellone (o meglio si sarebbe trovata ma il trasloco costa tanto e allora per adesso si è rinviato), dall’altro, negli ultimi tre mesi, si sono fatti già numerosi mini traslochi interni. Per chi? Facile: per coloro che erano stati appena spostati da Monterotondo. Robetta per carità, ma comunque movimentazione di arredi, persone, uffici che qualcosa alle nostre tasche sono costati e che potevano essere evitati se il piano di evacuazione di Monterotondo che la Calamai decise poco dopo aver ristrutturato la villa, fosse stato pensato almeno con attenzione.
E invece solo negli ultimi mesi si è visto l’ufficio patrimonio spostarsi dal secondo al primo piano di viale Alfieri, i controlli di gestione da un lato all'alto del primo piano, gli impiegati dell'ex economato distribuiti in più piani. E si sa già che presto la normativa antincendio obbligherà a ulteriori traslochi.
E la produttività? Quasi superfluo sottolineare i disagi che in tutto ciò hanno subito lavoratori e utenza con scontate ricadute sulla produttività.
E se il disagio nasce dai continui spostamenti, peggiora per colpa delle sistemazioni scelte: l'adattamento dei locali della ex ginecologia ad esempio è stato spartanamente essenziale e in alcuni casi (come per l’ufficio ragioneria) gli impiegati lavorano all'interno di box stile acquario. Tanto che alcuni per sdrammatizzare hanno dato alle proprie stanze i nomi degli ex locali sanitari e così c’è chi scherza: «Io lavoro in sala parto, te in sala travaglio o in sala operatoria?».
I risparmi della Calamai. Chiaramente anche viale Alfieri è collocazione provvisoria perché con la nascita del nuovo ospedale di Montenero amministrativi e direzione si sposteranno di nuovo. Ma conta poco: Monterotondo andava liberato, aveva deciso la Calamai e così è stato. «Per risparmiare circa un milione tra utenze e manutenzione» aveva detto il direttore a inizio 2012. Tra l’altro la tecnologia informatica che ancora si trova imprigionata a Monterotondo doveva essere la prima a traslocare secondo una lettera del direttore Bianciardi che aveva dato come scadenza il primo agosto 2011 e che alla fin fine è diventata l’ultima. Con l’obiettivo immediato del risparmio proclamato dalla direzione e quello futuro dell’alienazione che per ora vengono rimandati.
Villa abbandonata. Ma tra i nodi al pettine c’è anche il trattamento che l’Asl sta riservando alla villa. Chiunque, andandosene ad abitare altrove, ripulirebbe e sigillerebbe la propria vecchia abitazione. L’azienda sanitaria invece no. E questo nonostante da mesi denunciamo sul giornale lo stato di abbandono dell’edificio e delle sue depandance.
Aperta anche la mensa. I nuovi vertici dell’Asl 6, va detto, si sono trovati il quadro già dipinto. Va detto anche che in questi giorni a Monterotondo gli operai stanno murando anche il secondo piano di villa Rodocanacchi come accaduto mesi fa al terzo piano dopo il reportage de Il Tirreno nei locali che accoglievano la superdirezione Calamai. Ma forse è un po’ tardi: l’altro giorno girando sul colle abbiamo varcato l’ingresso come sempre senza problemi e ci siamo fatti un altro tour indisturbati tra corridoi e stanze deserte. Poi, una volta fuori, siamo usciti verso le scuderie - una parte delle quali ospitano 6 dei 19 dipendenti Estav - e abbiamo trovato i portoni dell’ex mensa spalancati, all’interno un fax, i forni, tutta la struttura del self service, tavoli, sedie, congelatori, lavabi e come sempre il solito repertorio di condizionatori e neon nuovi, tende e infissi nuovi se non nuovissimi. Come sempre alla portata di tutti.
Nuove serrature? Oggi dopo questo articolo, un operaio sarà inviato sul colle per sigillare la mensa e fare in modo che gli uffici non utilizzati della villa siano inaccessibili. Al primo servizio la Calamai fece murare un piano, al secondo ordinò di cambiare tutte le serrature. Ora tra le mission della nuova direzione ci piacerebbe vedere anche un po’ di attenzione in più per il patrimonio pubblico cittadino.
@giucorsi
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