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Livorno

Volontariato in lutto per la scomparsa di Beatrice Tiezzi

Volontariato in lutto per la scomparsa di Beatrice Tiezzi

LIVORNO. Il mondo del volontariato è in lutto per la scomparsa di Beatrice Tiezzi, donna di grande energia e dallo spirito libero che nella sua vita ha contribuito alla nascita e allo sviluppo di...

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LIVORNO. Il mondo del volontariato è in lutto per la scomparsa di Beatrice Tiezzi, donna di grande energia e dallo spirito libero che nella sua vita ha contribuito alla nascita e allo sviluppo di servizi territoriali oggi di grande importanza sociale a Livorno. È stata il riferimento nazionale nel mondo del volontariato penitenziario: tant’è che in uno degli uffici della direzione del carcere sulla porta da tanti anni è affissa una targa a suo nome. È stata in pratica la fondatrice in campo nazionale del servizio di volontariato all'interno degli Istituti penitenziari.

«Nei lunghi corridoi delle Sughere – raccontano i familiari – ancora risuona la sua squillante e inconfondibile voce con cui accoglienti saluti, informazioni di tutti i tipi e direttive impartite senza troppe reverenze venivano date sempre in modo gioviale e sorridente e l'ultimo degli emarginati o il primo dei potenti erano per lei sullo stesso piano. In tanti anni di volontariato ha conosciuto persone e personaggi di tutti i tipi, instaurando sempre dei rapporti speciali».

Figurarsi che, con quella sua proverbiale ironia, da Fiorani – dopo essersi fatta fare un po' di lezioni sulla finanza internazionale – si era fatta spiegare come migliorare la gestione dell'economia familiare...

In casa sua – racconta chi l’ha conosciuta – sono stati accolti tutti coloro che chiedevano aiuto: carcerati in permesso, poveri e senza fissa dimora, persone sole e disturbate psicologicamente. Dalla ragazza ex- basista della banda della Magliana assunta come badante della suocera, al tossicodipendente imbianchino per la casa da ristrutturare, alla immigrata come colf.

Le risposte per Beatrice Tiezzi erano tangibili, passando da un impegno personale, alla cultura dell'inclusione strutturata. Convinta, come il marito Antonio Mancaniello, che la politica di cittadinanza deve concretizzare con le azioni, fin dagli anni '70 si è impegnata attivamente alla realizzazione di un sistema democratico che mettesse al centro delle scelte le persone marginali e devianti, i giovani e la cultura. E quando nel 1984, la riforma carceraria del si concretizzava, ha avuto una delle prime tessere in Italia di “assistente volontaria penitenziaria” rilasciata dal Ministero sviluppando a Livorno un servizio che oggi vede decine di volontari.

È stata attoiva nella Caritas diocesana e nel Quartiere 9 Ardenza-La Rosa, nella Scuola, nel primo Consiglio di Istituto del Liceo Enriques e nella Corale Savio, con lei sono nati la casa di accoglienza per le famiglie delle persone detenute, il servizio di assistenza giuridica della Caritas, le coop lavoro per ex-carcerati, i centri di raccolta di vestiti nelle parrocchie. Ma al tempo stesso ha partecipato ai lavori che hanno prodotto la legge Gozzini.

Tra tante forse l'esperienza più significativa rimane il servizio di collocamento per le donne e gli uomini extracomunitari che Beatrice ha ideato alla fine degli anni '80. Nato tra le mura domestiche, il servizio di collocamento è diventato un ufficio strutturato per le Colf presso le Acli. È stata una vita passata a tessere relazioni e reti tra tutti gli organismi pubblici e privati, tra persone e bisogni, in una città che amava profondamente.

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