Italia
È FACILE PERDERE SE CI SI PENSA COME UN’ISOLA
Invece di battere il tamburo per chiedere che qualcun altro ci risolva i problemi. Invece che andare a caccia di santi e santoni in paradiso per ottenere la leggina o il finanziamentino. Invece di...
Invece di battere il tamburo per chiedere che qualcun altro ci risolva i problemi. Invece che andare a caccia di santi e santoni in paradiso per ottenere la leggina o il finanziamentino. Invece di lamentarsi che tutti ce l’hanno con noi e lassù, nel Palazzo, qualcuno non ci ama, Invece di accapigliarsi per fare il ping pong di colpe e accuse scaraventandosele addosso, appena si fa chiaro che è andata storta. Ecco stavolta finalmente è stata scritta un’altra storia: e fa bene il presidente del Mascagni, Giulio Cesare Ricci, a mettere l’accento sul metodo più che risultato (anche perché quest’ultimo non c’è ancora del tutto).
La crisi post-subprime, lo sbriciolarsi della leva della spesa pubblica come ingranaggio risolutore cambiano le carte in tavola. Forse laggiù a Roma non c’è più nessuna “torta” da arraffare: le cose non saranno semplici. Ma, siccome la crisi non risparmia affatto i privati, non c’è da illudersi che fuori dall’uscio ci siano fiumi di denaro disposti a finire nei project financing per sostituirsi alla finanza pubblica.
Ma per conquistare un nuovo protagonismo al di fuori dei nostri confini, c’è da smetterla di immaginarsi come un’isola: prima l’”isola felice” alla faccia di tutti gli altri, ora l’”isola infelice” come fossimo l’abisso di tutti i guai. È solo l’alibi per non giocarsi la partita
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