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«Congresso a Livorno? La sinistra si riunisca là dove s’era spaccata»
Pippo Civati alla festa Pd strizza l’occhio alla proposta dei segretari livornese e pisano. E manda frecciate a Letta
LIVORNO. «Sarebbe proprio bello se la sinistra si riunisse proprio a Livorno: davvero simbolico». Pippo Civati, giovane leader Pd, risponde così a chi gli chiede se ci sono possibilità che sia la nostra città a ospitare il congresso Pd in tandem con Pisa. «Ma – aggiunge – occorre anche non scordare il Nord: lo abbiamo lasciato in mano alla destra, soprattutto alla Lega. E del Sud, ne sentite più parlare? No, ormai è stato rimosso, invece, deve tornare al centro delle nostre attenzioni».
Alla festa Pd, di fronte alla folta platea che non gli ha lesinato i consensi, Civati ha ironizzato su alcuni ministri e membri del governo attuale, ma anche con Letta: «Inutile fare polemiche su fighetti e fighettini, bisogna parlare di come non tagliare l'Imu e abbassare le tasse sul lavoro. Quanto agli F35, occorre informare i cittadini: ci voleva più dissenso, come partito ne avremmo tratto forza».
Civati striglia il suo partito, lo invita ad avere «più coraggio»: ad esempio, «anche sul caso Alfano» («forse allora si sarebbe dimesso»). Mentre parla, si avverte il malessere che ha vissuto e che vive negli ultimi tempi: «Io non sto bene, confesso che quando abbiamo dovuto votare il presidente della Repubblica ed è stato presentato Marini, sono stato male. La base era contraria, si sapeva. Rodotà e Prodi erano le scelte giuste».
Ai vertici del Pd non le manda certo a dire, è piuttosto critico: «Bisognava fare un partito unico con Sel, invece abbiamo percorso la strada opposta. Abbiamo anche allontanato gli eletti di 5 Stelle: parliamoci chiaro, erano roba nostra, gente che per la maggior parte viene da sinistra». Sul movimento grillino, però, è piuttosto scettico («non è un partito, non c'è democrazia, decide uno e basta»).
In vista del congresso, torna a insistere sul fatto che «voglio un partito che studi, che faccia inchieste, che ascolti le persone. Del governissimo, ad esempio, non se ne è discusso nelle segreterie. Se dovessi diventare segretario, con me questo non succederebbe».
A suo giudizio, il Pd deve «far fare la campagna elettorale ai giovani», riuscire a «ascoltare il dissenso: cioè creare dibattiti, non correnti».
Il parlamentare Pd visto come l’anti-Renzi da settori del partito chiede «un congresso in cui le persone si stimino, non che si parlino male a vicenda: sarebbe la nostra fine».
Civati ha sottolineato anche l'importanza dei diritti civili, dell'uguaglianza e «dell'idea liberale sana, che da noi è sparita».
Quando poi arriva una domanda sul ruolo del segretario e del premier, usa l’arma dell’ironia: « A parte che per diventare premier bisogna essere vicesegretari – scherza riferendosi a Enrico Letta – credo che ci voglia una giusta distanza dal potere, che deve servire per cambiare e fare del bene, non bisogna fare l'errore di innamorarsene. La politica ha bisogno di ritrovare la sua dignità, e deve parlare un linguaggio più vicino. Più che di un segretario, abbiamo bisogno di un grande partito».
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