La protesta
Addio a coach Vadacca signore del parquet
Il suo nome è legato soprattutto alla storia delle squadre giovanili della Libertas Il dolore degli amici: «È stato un esempio». Le condoglianze della federazione
LIVORNO. Se Alessandro Fantozzi è riuscito a vincere la gara del tiro da 3 all’All-star game 1991 contro Oscar Schmidt, e pochi mesi prima Sandro Dell’Agnello a conquistare lo scudetto con la maglia di Caserta, un po’ di merito è di Roberto Vadacca, allenatore silenzioso che ha annaffiato e visto crescere il talento delle due stelle dei canestri.
Vadacca, signore del parquet, ha allevato generazioni di cestisti livornesi, molti dei quali ancora giocano, come Leonardo Niccolai, capitano del Don Bosco che scrive: «Ciao Roberto, grande allenatore ma soprattutto grande persona, il basket livornese ti ringrazia». Altri, ormai, hanno appeso le scarpe al chiodo. Ma per tutti è stato un maestro, soprattutto nell’insegnare fondamentali, primo fra tutti il tiro, per il quale aveva una piacevole ossessione.
Racconta Stefano Dari, allenatore e suo allievo ricordando l’amico. «Oltre che un eccellente coach, Roberto è stato un amico e un vicino di casa eccezionale. Sono convinto che appena arrivato lassù, alle prime persone che incontrerà dirà: “Ma come tiri? Ma chi ti ha insegnato?”. E poi comincerà a mettergli a posto la presa della palla, il braccio e infine il polso». Sintetizza Claudio Rogai, altro storico istruttore: «Aveva una malattia per la pallacanestro, tanto ne era appassionato».
Roberto Vadacca, classe 1937, per una vita elettricista alla Vetreria italiana, marito, e padre di due figli e nonno, lo scorso anno è stato nominato allenatore emerito dalla federazione che ieri gli ha reso omaggio.
Se n’è andato all’alba di lunedì, tre anni dopo la malattia che lo aveva colpito e contro la quale ha cercato di lottare. L’ultima stagione in panchina risale al 2009 quando guidava le giovanili del Basket Cecina e faceva il vice alla prima squadra.
Ma il suo nome è legato soprattutto alla storia della Libertas come racconta l’amico Claudio Aprea, ex allenatore e ora presidente provinciale di Cna. «Ci conosciamo da sempre, per me se n’è andato un fratello. La prima volta ci siamo visti negli anni Cinquanta quando la pallacanestro era agli albori. Insieme, con Sandro Lomi presidente, abbiamo sfiorato la serie A. Poi ci siamo incontrati di nuovo negli anni Settanta e assieme a Stelio Posar e “Cacco” Benvenuti abbiamo creato al Gymnasium il centro minibasket. In quel periodo - va avanti - mancavano i palloni, c’erano difficoltà, ma con l’impegno e la passione siamo riusciti a tirare fuori giocatori importanti proprio come Fantozzi e Dell’Agnello».
Per anni il settore giovanile dei gialloblù, assieme ai rivali della Pl è stato un esempio in tutta Italia. Non c’era stagione, allora, che una delle due squadre non andasse ai campionati nazionali di categoria. E spesso dietro ai successi della Libertas c’era la mano di Vadacca.
Lo ripete, in lacrime, anche Paolo Cianfrini che in quegli anni sedeva sulla panchina dei rivali. «Eravamo avversari, è vero, ma mai nemici - dice - È stata una persona di spessore e correttezza esemplare. Come la musica si fa con le note il basket si fa con i fondamentali. E Roberto è stato sicuramente uno dei migliori istruttori che abbia mai conosciuto. Le ultime volte che l’ho incontrato è stato ad alcune partite del Don Bosco. Mi mettevo sempre accanto a lui perché era uno spasso seguire la partita vicini».
La salma di coach Vadacca è da ieri nella cappella all’interno del cimitero della Misericordia. I funerali sono in programma domani alle 10.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
