Il Tirreno

Livorno

«Per due ore seduto vicino ai miei aggressori, non li ho guardati, ma avevo la nausea»

«Per due ore sono stato nella stessa stanza con i miei aggressori, i nostri sguardi non si sono mai incrociati, ma devo dire che non è stata una bella sensazione, mi è presa la nausea...

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«Per due ore sono stato nella stessa stanza con i miei aggressori, i nostri sguardi non si sono mai incrociati, ma devo dire che non è stata una bella sensazione, mi è presa la nausea anche perché non credevo di trovarmi così vicino a loro». Simone Gonnelli, 45 anni, è appena uscito dall’aula gip al primo piano del Palazzo di Giustizia. Per spiegare come la sua vita sia cambiata negli ultimi dodici mesi apre il tablet che porta nella borsa a tracolla simile a quella che aveva con sé la notte dell’aggressione. «Questa - dice fermandosi su una delle foto archiviate - è la mia testa dopo l’operazione. Con quelle bastonate mi avevano fratturato il cranio in modo così profondo che il neurochirurgo che devo ringraziare per quello che ha fatto, lo ha dovuto ricostruire, alzando la calotta cranica per intervenire e poi ricucire. I primi tempi - prosegue il proprietario di Calafuria che si è costituito parte civile nel processo - avevo forti giramenti di testa, ora la situazione è migliorata e ho problemi solo se mi alzo rapidamente. Ma quella sera non la scordo. Ricordo il dolore e quella frase: “Sparagli” ».

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