Il lutto
«Riecco gli investimenti finalmente un po’ di luce»
Ricci: la crisi morde ancora ma ci sono segnali che nel tunnel non c’è solo buio «Aeroporto e porto crociere? Alleandosi potrebbero avere un grande sviluppo»
LIVORNO. «Non possiamo davvero dire che siamo in salvo e che ormai abbiamo scollinato la crisi, ma un segnale forte c'è: non siamo più in ginocchio ad aspettare la prossima mazzata, il nostro territorio ha mostrato un sussulto d'orgoglio. La capacità reattiva l'abbiamo vista nelle cose, non nelle speranze o nelle chiacchiere». Alberto Ricci, presidente della Confindustria, non l'ha mai mandata a dire: nessun timore nel segnalare guai, intoppi, intralci, timdezze del sistema Livorno. Ma ora dice che «non è per ottimismo di maniera» se mette in fila una serie di elementi tali da fargli annunciare «un cambiamento di clima, forse una svolta».
Quali sono i tasselli del puzzle del “pensare positivo”? L'ultimo della serie è arrivato proprio nell'assemblea annuale di Confindustria: il presidente dell'Eni Giuseppe Recchi ha detto chiaro e tondo che la raffineria di Stagno non è affatto al capolinea o in bilico, anzi rientra a tal punto nelle strategie del “cane a sei zampe” che sono stati messi in pista investimenti per 200 milioni di euro. E siccome il numero uno di Eni non aveva da dribblare uno scontro sindacale o un braccio di ferro con le istituzioni, l'annuncio sembra tanto più rilevante: insomma, non un abile slalom dialettico.
Ma non è l'unico episodio, spiega Ricci. E a tal riguardo indica altri due investimenti. L’uno riguarda gli indonesiani di Masol (gruppo Musim Mas): hanno rilevato la Novaol per far partire la produzione di biocarburante e, in un secondo tempo, la creazione di un polo mediterraneo dell’olio di palma. L’altro è relativo al rigassificatore offshore Olt: è controllato alla pari dal colosso tedesco E.On e dalla multiutility Iren (ex municipalizzate di Genova, Torino e Emilia, incluso la quota in mano all’Asa) e fra pochi giorni ancorerà il terminale 12 miglia al largo delle nostre coste.
A corollario di questo tris ilnumero uno di Confindustria aggiunge anche altre realtà: ad esempio, il consolidamento di Argol, gigante della logistica internazionale («ha portato qui da noi due piattaforme dedicate ai traffici extraeuropei»). Senza contare che «Solvay considera Rosignano strategico» e sull’Authority che «finalmente con Ltm, Lorenzini e Scotto ha stabilizzato alcune concessioni».
Guai però a pensare di ribaltare la prospettiva come se dal pianto greco si dovesse passare all’esultanza sfrenata: a imperituro monito resta lì come un macigno il problema Lucchini a Piombino («con tutte le ripercussioni che può avere sull’indotto delle manutenzioni»). Del resto, non era stato lo stesso Ricci appena un mese fa a lanciare l’allrme sui guai dell’edilizia? Parlano le cifre: rispetto agli anni pre-crisi sono state cancellate una ditta su quattro e un posto di lavoro su tre.
Dunque, – afferma Ricci – si intravede una luce in fondo al tunnel. Bisogna evitare che il buio torni a inghiottirla. Come? «Bisogna lavorare con sindacati e istituzioni per una coesione territoriale che si trasformi in attrattività di investimenti. Magari anche insistendo perché si risolvano gli intoppi nelle infrastrutture. «Ma – aggiunge – ricordando anche che ne abbiamo di buone: per dirne una, si potrebbero legare di più aeroporto e porto crociere, facendo diventare quest’ultimo un porto d’imbarco di croceristi che, grazie ai collegamenti aerei, potrebbero arrivare da mezza Europa. Lo traduco così: se la smettiamo di piangerci addosso e se mostriamo coesione territoriale con un dialogo istituzionale corretto, possiamo farcela».
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