Il Tirreno

Livorno

Muore a 53 anni infermiera e madre di un ragazzo

di Lara Loreti

Da nove mesi lottava contro una grave malattia Lascia nel dolore un figlio di 17 anni, oggi il funerale

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LIVORNO. «Non aspetto domani per ciò che posso fare ora». Un motto che Lorella Ricottini aveva fatto suo. Sono parole che lei stessa aveva scritto sul suo profilo WhatsApp e che rivelano la sua grande passione per la vita. Una passione che non s’era mai spenta, neanche da quando, lo scorso ottobre, aveva scoperto di avere una grave malattia, non operabile, al polmone.

Lorella a settembre avrebbe compiuto 53 anni. S’è spenta mercoledì notte, nel reparto di Cure palliative, dove era ricoverata dai primi di luglio, circondata dall’affetto della famiglia. Faceva l’infermiera nel reparto di Psichiatria ed era molto conosciuta in città. Viveva in via Danesi con il compagno Fabrizio De Fraia e con il figlio Emanuele di 17 anni. Infermiera professionale dal 1982, Lorella Ricottini aveva lavorato in Psichiatria per quasi dieci anni. Prima aveva prestato servizio, sempre in ospedale, in Stomatologia, presso lo studio dentistico. Agli esordi della sua carriera invece aveva esercitato la professione al Pascoli. La sua preparazione e soprattutto la sua sensibilità la facevano un’infermiera molto brava e particolarmente portata a stare a contatto con patologie delicate come quelle dei pazienti psichiatrici. Così la ricordano le sue colleghe, che erano molto legate a lei.

Ieri nella camera ardente in viale Alfieri c’è stato un via vai continuo di gente che ha voluto portare all’infermiera l’ultimo saluto e che s’è stretta intorno alla sua famiglia. La madre Maura, vedova dal 1984, è distrutta dal dolore. Compagna instancabile e amorevole, in questi mesi la mamma è sempre rimasta al fianco della figlia: «Era una donna meravigliosa, io l’amavo con tutta me stessa. Il vuoto che mi lascia è incommensurabile. Lorella non ha mai mollato, neanche gli ultimi giorni, quando sentiva la fine avvicinarsi».

Una vita difficile, piena di prove durissime, quella dell’infermiera. Nel 1982 aveva perso la sorella Manuela, morta a 19 anni in un incidente terribile: era stata travolta da due auto ad Ardenza, durante i festeggiamenti per la vittoria dell’Italia ai Mondiali . Due anni dopo era morto il padre Franco. Inoltre, Lorella era molto impegnata in famiglia per via dei problemi di salute del figlio. Ma lei, come raccontano i parenti e gli amici, sapeva reagire e una delle sue maggiori valvole di sfogo era lo sport. L’infermiera era una grande sportiva: amava andare in palestra (frequentava il Nuovo Club a Salviano) e in bicicletta. Lo sottolinea la zia: «Era sempre in forma e negli ultimi anni aveva sviluppato una grande passione per la bici: ne aveva comprata una professionale con cui andava a fare gite sulle colline». Chi la conosceva la ricorda per la sua verve. «Amava la vita in tutte le sue sfaccettature: ha lottato fino all’ultimo minuto», dice una collega.

Lorella lascia nel dolore il figlio, il compagno Fabrizio, la madre Maura. Le zie, le cugine e tutti i parenti e gli amici. Numerosissimi i messaggi di cordoglio degli amici su facebook giunti dal mondo dell’ospedale, del soccorso e non solo.

Il funerale si svolgerà oggi alle 16.30, alla parrocchia della Rosa. Il corteo si muoverà dalla camera mortuaria di viale Alfieri alle 16. La famiglia chiede non fiori, ma opere per l’associazione onlus Volare senz’ali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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