Toscana
Bloccato alla dogana per una multa presa 5 anni prima
La storia tragicomica di un ingegnere fermato per 24 ore «Mi sono sentito su Scherzi a parte, ma era tutto vero»
LIVORNO. Male non fare, paura non avere, dice la saggezza popolare.
Un detto che si ripete spesso come un mantra nei momenti di difficoltà, ma quando ci si trova senza motivo rinchiusi per quasi un’intera giornata in un ufficio di frontiera della guardia di finanza, la saggezza popolare perde la sua forza e il dubbio si insinua anche nelle anime più innocenti.
È successo a Raul Duranti, ingegnere livornese di 69 anni e residente in Repubblica Ceca. Quella che doveva essere una vacanza di piacere di ritorno alla sua città Natale si è trasformata in un incubo burocratico degno della trama di un film.
Una semplice formalità
Raul Duranti l’11 giugno viene fermato per un controllo alla frontiera dal guardia di finanza di Chiasso. «Ero partito con la mia macchina insieme a una mia amica per passare qualche giorno in Toscana – racconta Raul – arrivati alla frontiera tra Svizzera siamo stati fermati alla dogana dalla guardia di finanza».
Raul, come sempre in questi casi, consegna il passaporto insieme a quello della sua amica. «Visto che la mia macchina ha una targa straniera – spiega – i militari mi hanno chiesto anche la patente, che io ho consegnato senza problemi».
Dopo essersi allontanati qualche minuto per i controlli di routine sui documenti i finanziari tornano all’auto di Raul e chiedono all’ingegnere di scendere.
«Non si preoccupi, è una semplice formalità», mi hanno detto mentre iniziavamo a perquisire la macchina e mi chiedevano di seguirli nei loro uffici. Una semplice formalità che invece si rileva un fermo per un’intera giornata.
Male non fare, paura...
«Dopo aver perquisito me e aver smontato la macchina senza aver proferito parola (e senza trovare niente) – continua il racconto di Raul – la mia amica, che è un avvocato, ha iniziato a chiedere spiegazioni, visto anche che l’atteggiamento dei militari era diventato improvvisamente aggressivo».
Alle sue domande i finanzieri hanno risposto «perquisendo anche lei e portandomi in una stanza all’interno della loro stazione». Stanza in cui Raul è rimasto per ore senza avere nessun tipo di spiegazione. L’amica intanto, dopo la perquisizione, viene lasciata andare con la macchina di Raul.
«Eravamo già fermi in dogana da almeno due ore e lei doveva raggiungere Firenze per cui, visto che sembravo essere io il problema i finanzieri l’hanno fatta andare via e io le ho lasciato la mia macchina».
Raul rimane così da solo alla frontiera di Chiasso, chiuso in una stanza della dogana. «I militari - prosegue - continuavano a dirmi, anche nervosamente, che c’era un problema grave, ma non affermavano niente di più. All’inizio ero tranquillo e continuavo e ripetermi male non fare, paura non avere. Lo facevo per stare sereno, ma dopo ore di silenzio ho iniziato a preoccuparmi seriamente. Mi sembrava di essere sul programma televisivo “Scherzi a Parte” o nel film con Alberto Sordi “Un detenuto in atesa di giudizio”. Sapevo di non aver fatto niente, ma le ore continuavano a passare».
Non solo, Raul prova a uscire dalla stanza per prendere una boccata d’aria ma «sono stato subito sgridato dicendo che non dovevano muovere un passo e che, volendo, avrebbero potuto trattenermi anche 48 ore. Che dovevo dire? Mi sono subito rimesso a sedere».
Tutta colpa di una multa
Dopo ore di attesa, nel tardo pomeriggio, Raul viene finalmente informato del motivo del suo fermo: un provvedimento di ritiro della patente a causa di una multa per eccesso di velocità. «Quando me l’hanno detto credo di essermi messo a ridere – racconta – dopo tutti i miei dubbi e pensieri, venivo fermato per ore alla frontiera per una multa presa 5 anni prima di cui avevo anche vinto il ricorso...non potevo crederci, ma invece i militari erano serissimi».
In effetti l’ingegnere nel 2008 aveva preso una multa per eccesso di velocità lungo la strada tra Cecina e Vada con tanto di ritiro della patente per tre mesi.
«Multa per cui, nonostante ai tempi fossi già residente in Repubblica Ceca, feci subito ricorso al giudice di pace di Cecina». Ricorso vinto nel 2010. «Peccato però che quando il brigadiere ha chiamato la sala operativa della polizia stradale di Livorno per avere la conferma delle mie affermazioni, l’ispettore con cui ha parlato ha negato l’esistenza del mio ricorso».
Nel frattempo è ormai sera alla dogana di Chiasso e Raul non sa più come giustificare la sua posizione. «Mi hanno addirittura chiesto stupiti come mai non avessi con me la sentenza. Come se fosse normale mettere in valigia un ricorso vinto tre anni prima quando si va in vacanza...»
A tanta sera Raul viene finalmente rilasciato dalla guardia di finanza che gli ritira la patente lasciando libero di raggiungere Livorno alla ricerca del fantomatico ricorso. «Erano le undici e mi sono trovato a piedi, da solo, in cerca di un albergo. La mattina dopo ho subito preso un treno per Livorno e mi sono precipitato all’ufficio legale della prefettura dove, solo dopo mie numerose insistenze, hanno finalmente trovato il mio fascicolo in cima al quale c’era la notifica del mio ricorso».
Tutto è bene quel che...
In tre anni nessuno in prefettura si era ricordato di cancellare il verbale di Raul che ha, inoltre, dovuto aspettare che la guardia di finanza gli rispedisse la patente. «Vacanza rovinata. In fondo tutto è bene quel che finisce bene – racconta – ma confesso di aver temuto il peggio. Quando si inceppa la burocrazia può succedere di tutto. In quelle ore ho pensato l’impossibile. Una cosa è certa: non so se la mia amica verrà più in macchina con me».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
