Il Tirreno

Livorno

Tre giorni di manifestazioni in difesa dei luoghi culturali

di Roberto Riu

Arte Esistenza: associazioni, artisti e privati da oggi in strada contro la chiusura di cinema e teatri Flash mob, danze, musica e letture negli spazi simbolo della città: «Il Comune deve ascoltarci»

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LIVORNO. «Ormai per fare spettacolo non c'è rimasta che la strada»: ecco l’amara conclusione a cui è arrivato Ephraim Pepe constatando come in questi ultimi anni Livorno abbia conosciuto una sequenza ininterrotta di chiusure di cinema, teatri e di luoghi di cultura o comunque di grande valenza culturale e tutto ciò nell’indifferenza generale. «Una situazione – afferma Pepe – in cui è però inutile stare a piangersi addosso, ma va invece dato un segnale alle istituzioni ed alla cittadinanza».

Così in pochi giorni, dai primi di luglio, Ephaim Pepe insieme a Michele Cheli ed altri soggetti privati hanno organizzato una tre giorni di spettacoli presentata al Nuovo Teatro delle Commedie, che da oggi pomeriggio toccherà inizialmente la Terrazza Mascagni e piazza Attias per concludersi infine dopodomani, venerdì, con un corteo che si snoderà da piazza San Jacopo a piazza della Repubblica: una serie di eventi dal significativo titolo “Arte Esistenza. Io non chiudo” che grazie ai social network (facebook, etc.) ha ricevuto decine di adesioni da parte di sostenitori, associazioni, gruppi musicali, compagnie teatrali, radio private, scuole di danza, pittori, video makers ed artisti di ogni tipo.

«Lo scopo della nostra iniziativa – spiega Ephraim Pepe – è quello di far rinascere il tessuto culturale della città che negli ultimi anni ha conosciuto un progressivo impoverimento con la chiusura di cinema e teatri. Si va dal cinema Gran Guardia al Metropolitan, dall’Odeon al Moderno via via trasformati in parcheggi oppure in negozi di abbigliamento. E pensare – continua – che Livorno, ai primi del ’900, era seconda solo a Torino, su base nazionale, per numero di teatri e di sale cinematografiche. E comunque non credo che la sequenza di chiusura dei vari cinema livornesi vada imputata all’apertura del Multisala. Negli ultimi tempi si sono poi aggiunti il rischio chiusura per il teatro Goldoni, la crisi del Nuovo Teatro delle Commedie o la vicenda dell’Ippodromo Caprilli, per non parlare di due gioielli della Livorno granducale come la Fortezza Nuova e la Fortezza Vecchia rimaste inutilizzate da vario tempo oppure delle Terme del Corallo».

L’elenco è insomma molto lungo ed articolato. «In pratica – continua Ephraim Pepe – a Livorno, nel periodo estivo, non è più rimasto uno spazio aperto salvo il Premio Rotonda ed Effetto Venezia, anch’esso col rischio di saltare visti gli annunci dei mesi scorsi. E questo mentre negli anni passati avevamo festival musicali, la Caprillina e le fortezze medicee che ospitavano concerti, eventi e spettacoli».

Una situazione inacettabile per gli aderenti alla manifestazioni che ha spinto in pochi giorni a organizzare una serie di spettacoli in strada, riprendendo così l’espressione utilizzata in apertura, durante i quali ogni associazione, artista o compagnia partecipante potrà offrire alla cittadinanza un esempio della propria attività artistica con brevi pieces della durata massima di un quarto d’ora per dare a tutti la possibilità di esprimersi. «Questa iniziativa – ha aggiunto Michele Cheli – si auspica che sia la prima di una serie di sollecitazioni rivolte alle istituzioni e si invita comunque le realtà del mondo artistico-culturale locale che per qualche motivo non è stato possibile contattare a farsi avanti anche in questi giorni».Durante l’intera manifestazione saranno all’opera diversi video makers che riprenderanno i vari scenari, gli spettacoli ed intervisteranno la gente di passaggio che assiste agli spettacoli. La manifestazione di venerdì si concluderà comunque alle 20: «Non ci sarà perciò – precisa Ephraim Pepe – alcuna sovrapposizione con la cerimonia di apertura di Effetto Venezia. Vogliamo semplicemente aprire gli occhi sulla situazione in cui è precipitata la città prima che sia davvero troppo tardi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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