Il Tirreno

Livorno

Una cassa di dollari tra gli U-boot

di Lara Loreti
Una cassa di dollari tra gli U-boot

Cosmos, esposto denuncia una vecchia storia di intrecci tra soldi e sottomarini: indaga la Procura

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LIVORNO. Un carico di pezzi di sottomarini. E nascosti tra i sommergibili, sacchi di dollari americani. Qualcuno li trova, li “annusa”. Poi richiude quel vaso di Pandora che forse è meglio dimenticare per non trovarsi nei guai.

Sembra una scena da film, ma per qualcuno è stata un'esperienza reale. Un episodio che sarebbe successo nel 1987 alla Cosmos, l'azienda livornese specializzata nella produzione di sottomarini. A denunciare il fatto è un ex poliziotto ora in pensione, Franco Giovannetti, che ha raccolto la testimonianza di una persona che gli ha narrato i fatti. Poi l'ex agente ha deciso di presentare un esposto alla magistratura. Proprio in questi giorni, la Procura ha aperto un fascicolo che potrebbe aprire un nuovo capitolo del lungo e complesso libro (giudiziario e non) della Cosmos.

Fondata dal patron Sergio Pucciarini (scomparso nel 2010) la Cosmos aveva sede in via della Padula, a Salviano, ed era specializzata nella costruzione di sottomarini e di minisommergibili, i cosiddetti "maiali" che sono stati venduti in tutto il mondo. Della Cosmos, Pucciarini, ex Decima mas, è stato per lungo tempo amministratore delegato e proprietario. Poi, alla fine degli anni '80, precisamente nel 1989, la cessione dell'azienda a un gruppo di imprenditori cileni, che la condussero poi alla crisi culminata col fallimento e con la chiusura definitiva negli anni successivi. L'evento descritto nell'esposto risalirebbe a due anni prima della cessione della società ai sudamericani.

È lo stesso Giovannetti a raccontare l'episodio, che gli è stato a sua volta narrato da una conoscente che aveva degli agganci all'interno della ditta. «Si tratta di un episodio datato, che sarebbe successo nel 1987 all'interno della ditta che all'epoca aveva sede in via della Padula: due dipendenti della Cosmos nella fabbrica trovarono delle casse provenienti dal Sudamerica. Dentro c'erano parti di mini sommergibili da montare. I due dipendenti presero questi pezzi e li adagiarono sul pavimento. Ma tra i sottomarini, nella stessa cassa, c'era anche un sacco: all'interno c'erano moltissime banconote di dollari americani di vario taglio, anche da 500 e da mille. I due intuirono subito di essere di fronte a una grossa somma di denaro».

Una scoperta che, come risulta dall'esposto, lasciò i due senza parole. In quel momento i dipendenti erano soli e, non essendoci quindi altri testimoni, decisero di rimettere tutto all'interno, non solo i soldi, ma anche i pezzi di sommergibile, facendo finta di non aver mai aperto la cassa.

«Quando la mia amica mi ha narrato questo fatto io, che per di più sono un ex agente, non ho potuto ignorarlo - aggiunge Giovannetti - ho sentito l'esigenza di denunciarlo perché è importante che, nel caso in cui sia stato commesso un illecito, sia fatta giustizia. Spero che la magistratura possa fare chiarezza».

Bisogna valutare, in ogni caso, che si tratta di un episodio datato, quindi non sarà facile per gli investigatori lavorare su un evento simile.

Una storia complessa, quella della Cosmos, fatta di spy story e intrighi internazionali. Tra tutti, spicca quello dei presunti legami con Saddam Hussein. Le "relazioni pericolose" con il regime di Bagdad risalirebbero a dopo che Sergio Pucciarini, patron della Cosmos, aveva lasciato l'azienda con l'arrivo di Augusto Giangrandi, super imprenditore di origini cilene, proprietario di una villa extralusso a Miami e di ufficio anche a Livorno.

Giangrandi fu coinvolto peraltro nello scandalo internazionale “Oil for food”: sotterfugi per dribblare l'embargo anti-Saddam e garantire alla sua società (dello stesso gruppo Cosmos) il flusso di contratti di greggio iracheno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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