Il Tirreno

Livorno

Peschereccio recuperato Inchiesta sul naufragio

di Lara Loreti
Peschereccio recuperato Inchiesta sul naufragio

Un giorno intero per rimuovere la barca incagliata sugli scogli della Capraia Il lento rientro verso il porto mediceo, con la scorta dei mezzi della Capitaneria

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LIVORNO. È stato rimosso, dopo due ore e mezzo di lavoro, e per rientrare in porto ha impiegato oltre dieci ore. È servito un giorno intero per il recupero del “Giuseppe Testa”, il peschereccio di 14 metri e mezzo che durante la notte dello scorso venerdì si era incagliato sulla scogliera dell’isola di Capraia, a poche centinaia di metri a sud dell’imboccatura del porto.

Il mare ora è al sicuro: lo provano anche le analisi di Arpat sulle acque che, effettuate sia prima sia dopo le operazioni, hanno escluso ogni traccia di inquinamento. Non c’è stato dunque sversamento di gasolio in acqua. L’operazione di recupero della barca è avvenuta grazie a un pontone giunto da Piombino, un mezzo privato di 35 metri che è stato inviato dalla cooperativa di Augusta che è proprietaria del peschereccio. L’imbarcazione è stata sollevata e caricata sulla grande struttura galleggiante che poi l’ha portata a Livorno (e non più a Portoferraio come previsto in precedenza), ai cantieri Lorenzoni. Una lenta navigazione, a tre nodi, avvenuta con la scorta della motovedetta 2089 della Guardia costiera livornese.

Le operazioni sono state seguite da un team di esperti, voluto dal comandante della Capitaneria di porto, l’ammiraglio Arturo Faraone, e composto dagli uomini della Guardia costiera, dai sommozzatori dei vigili del fuoco, dai tecnici del Rina (Registro italiano navale), dagli esperti dell’Arpat e dal chimico del porto.

Intanto proseguono le indagini sulle cause che hanno determinato l’incidente. Il sopralluogo a bordo fatto dagli esperti della Capitaneria di porto ha escluso che il mezzo potesse aver avuto un’avaria, come era emerso all’inizio dalle prime testimonianze dei quattro marinai. Oltre al comandante Salvatore Testa, a bordo c’erano altri tre pescatori giunti dalla Sicilia a caccia di pesce spada. L’ipotesi più probabile, una volta escluso il guasto tecnico, resta quella di una possibile disattenzione. A questo proposito, la Guardia costiera di Capraia, che ha in mano il caso, sta indagando al livello penale per naufragio. Gli investigatori dei militari sono al lavoro per analizzare la situazione e verificare se ci siano elementi di rilievo penale a carico del comandante. L’inchiesta è tuttora in corso e la Procura è già stata avvisata subito dopo il fatto.

Erano le 3.30 di venerdì quando la barca, perso il controllo, era finita contro la scogliera dell’isola. A bordo c’erano i quattro marinai che in breve tempo sono stati messi in salvo dagli uomini della Capitaneria giunti col gommone di Capraia. Le operazioni di salvataggio erano durate circa tre quarti d’ora durante i quali i pescatori erano stati trasbordati e fatti salire sul mezzo della Guardia costiera e poi portati a terra. La paura più grande era legata alla presenza di 2000 litri di gasolio sulla barca: le taniche erano in una posizione per cui non poteva essere fatto il travaso. Ma la solerzia della Capitaneria, che ha anche diffidato l’armatore, ha fatto sì che l’emergenza si sia risolta in poco più di 48 ore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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