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Livorno

Ippodromo, Alfea vuole la liberatoria i lavoratori dicono no

Ippodromo, Alfea vuole la liberatoria i lavoratori dicono no

Caprilli di nuovo nel caos: ora è braccio di ferro sui contratti Posti a rischio. Martedì sopralluogo del ministero

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LIVORNO. Ci risiamo. Di nuovo sabbie mobili. Di nuovo dubbi e ultimatum. Col futuro appeso a un filo. La vicenda dell’ippodromo Caprilli ormai assomiglia alla trama di un film di cui non si riesce a capire il finale. Nei giorni scorsi la società pisana Alfea - che dovrebbe gestire l’impianto livornese per i prossimi trent’anni - ha chiesto che le siano consegnate le liberatorie dei venti dipendenti della Labronica, la società in liquidazione, tutta di proprietà del Comune, che è ancora titolare della convenzione ministeriale che assicura corse e finanziamenti a Livorno. Ma i dipendenti hanno risposto picche e il disegno tracciato nelle ultime settimane dal Comune per evitare la chiusura dell’ippodromo e il fallimento della Labronica rischia di andare a gambe all’aria.

Ma a cosa servono quelle liberatorie? Facciamo un passo indietro. L’obiettivo di Palazzo Civico è di rimettere il Caprilli in condizione di correre per il 30 luglio, in modo da non perdere tutti i finanziamenti ministeriali attesi per quest’anno (dai 40 ai circa 50mila euro al mese).

Visto che ormai mezza stagione se ne è andata senza corse, Alfea non si è detta disposta a gestire l’ippodromo ad agosto. Ma da gennaio sì. E per trent’anni, come prevede l’accordo firmato col Comune lo scorso anno (una determina dirigenziale cui dovrà fare seguito la firma dellaconvenzione). Così ecco che l’unica strada resta la gestione delle prossime corse, in via emergenziale, da parte della Labronica.

Alfea, però, che a quanto pare ha tutti i titoli per fare causa al Comune (visto che avrebbe dovuto avere in mano le chiavi del Caprilli già da gennaio scorso), accetterebbe di non mettere i bastoni tra le ruote di Palazzo Civico solo con la garanzia che da gennaio potrà iniziare a lavorare senza intoppi.

Ecco perché vuole che i venti dipendenti firmino subito la liberatoria che servirebbe a scongiurare eventuali rivendicazioni occupazionali: gli accordi, infatti, prevedono che la società assuma solo 7 dipendenti a tempo indeterminato, più qualche stagionale.

Non solo: la firma della liberatoria rimanda alla determina dirigenziale dello scorso anno e, in sostanza, comporta che i lavoratori accettino di essere assunti ex novo. Detto in altre parole: stipendio un po’ più basso, senza le condizioni lavorative accumulate negli anni alla Labronica.

E qui casca l’asino. Venerdì sera, dopo essersi confrontati anche col loro legale, i dipendenti hanno fatto sapere che «non firmeremo niente».

Che succede ora? La situazione è delicatissima: la Labronica ha già più di due milioni di debiti e i libri rischiano di finire in tribunale, con l’ipotesi licenziamenti che si fa sempre più concreta.

L’unica certezza, a oggi, è che martedì la commissione ministeriale sarà a Livorno per decidere se il Caprilli sarà in condizione di ospitare la riunione di corse il 30 luglio. Ma chi e come la gestirebbe?©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web