Sicurezza
Amore e odio scaraventati su Facebook
Il dolore, l’amore, l’odio, la vendetta, i figli, il passato e il presente, la verità e le bugie, le lacrime e il sangue. Il dramma a più voci della donna che accusa il suo compagno, Massimo Di Cataldo, di averla picchiata si svolge sul social network
Il dolore, l’amore, l’odio, la vendetta, i figli, il passato e il presente, la verità e le bugie, le lacrime e il sangue. Tutto buttato lì, su Facebook, dato in pasto a migliaia di sconosciuti “amici” che scagliano pietre o elargiscono carezze, tutto travolto da un fiume di parole in libertà che trascina sentimenti e vita vera in un gorgo infernale. Ma la “piazza” virtuale che si impadronisce delle storie altrui e ci gioca come in un videogame è sempre più affollata, come se ormai per tutti ci fosse bisogno di grandi platee per esistere, agire, litigare. Anche se si è famosi, o almeno un po’ famosi. Comincia e sta continuando su Facebook, anzi si svolge praticamente solo lì, il dramma a più voci della ragazza che accusa il suo compagno, il cantante Massimo Di Cataldo, di averla picchiata, di lui che si difende e l’accusa di mentire, persino della ex moglie che sul proprio profilo chiede di “restarne fuori” ma intanto racconta di avere una bambina seriamente ammalata e linka persino il sito del suo progetto legato appunto alla malattia della figlia.
Anna Laura sostiene che ci sono state violenze inaudite ma le presunte prove, invece di portarle dai carabinieri o alla polizia, le posta sul suo profilo, la faccia tumefatta e la foto di quello che le descrive come l’embrione che ha abortito per colpa delle percosse del suo uomo. Massimo Di Cataldo giura che è tutta una montatura, ma anche lui per prima cosa si tuffa su Facebook per replicare, alimentando ancora di più il delirio del processo collettivo. E la sua ex moglie, proprio mentre chiede di rispetto della privacy, getta in pasto alla Rete anche la sua di storie. Tutti e tre parlano del “bene” delle loro bambine ma intanto le mettono in mezzo a questo circo e a questa brutta storia, ci sono le foto e ci sono i nomi. Perché funziona così, e non solo in casa Di Cataldo: senza pudore e senza rispetto, con una leggerezza allucinante e infinita ci si scanna in bacheca. Tra ex, tra amici, tra compagni di scuola e tra colleghi. In genere finisce tutto lì, in quei post che grondano violenza. Qualche volta invece, quando il tritacarne acchiappa chi è troppo debole per sopportare la gogna della piazza, finisce in tragedia. @crigrasso ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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