Il Tirreno

Livorno

Amici? Al limite conoscenti...

Simone Lenzi
Amici? Al limite conoscenti...

Simone Lenzi, cantante e scrittore livornese, commenta la scelta di mettere nel programma di Effetto Venezia lo spettacolo di Amici

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Lo confesso, non sono un Amico di Maria e dei suoi programmi. Li trovo grondanti di retorica, di sentimenti ed emozioni precotte, che mi annoiano. Se questo è il mio giudizio, però, non ho neanche l'arroganza di quelli che pensano che i loro gusti debbano servire da metro di giudizio universale.

Perché anzi, un mondo tutto fatto di gente cui piace la roba che piace a me, o con le mie stesse idiosincrasie, mi fa tristezza solo a pensarlo.

Se ne parlo allora è solo perché la decisione presa dal Direttore Artistico di Effetto Venezia di mettere in programma lo spettacolo di Amici ha suscitato in città un vespaio di polemiche. Prima di ogni altra considerazione, voglio essere allora il più chiaro possibile: una manifestazione pagata con i soldi pubblici deve innanzitutto rispettare la condizione irrinunciabile di avere un interesse pubblico che sia commisurato a quanto costa.

Da questo punto di vista, stando a quanto ha confermato l'organizzazione, lo spettacolo di Amici è quindi inattaccabile. Chi amministra l'evento ha insomma agito come un buon amministratore. E se io non andrò a vederlo, tanti ci andranno al posto mio, con buona soddisfazione di tutti.

Vorrei però cercare di spiegare la mia mancanza di entusiasmo rispetto a questa decisione facendo un piccolo confronto: una settimana fa sono stato alla Sagra della Zuppa di Massarella, frazione di pochissime anime nel comune di Fucecchio, per un concerto-tributo al Battisti degli anni Settanta. Organizzato da un intraprendente giovane promoter fiorentino, l'evento ha richiamato da città vicine e lontane più di duemila persone. Il costo dell'operazione, a occhio, è stato lo stesso. Forse qualcosa di meno.

Il ricordo che oggi mi resta di Massarella, microscopica frazione di Fucecchio, è quello di un luogo vitale in cui qualcuno si fa venire delle idee in grado di incuriosire duemila persone provenienti dai posti più diversi. Se invece la serata di Amici a Effetto Venezia abbia o meno un plusvalore di questo tipo per la nostra città (che dovrebbe avere ambizioni attrattive maggiori di quelle di Massarella) è una domanda che giro al lettore.

Io mi limito qui a notare che Livorno è retta da un'amministrazione di centro-sinistra. Avere un'amministrazione di centro-sinistra, per come la vedo io, non vuol dire demonizzare gli Amici di Maria, per i quali valgono le considerazioni di buon senso che facevo all'inizio.

Ma non vuol dire neanche mettere in soffitta, in fretta e furia, quella che un tempo si contendeva all'avversario sotto il nome impegnativo di “egemonia culturale”. Per chi non ricorda cosa sia, una definizione semplice potrebbe essere questa: l'egemonia culturale è quella cosa che quando la perdi e ti sei scordato di pagare l'Imu allora devi (giustamente) dare le dimissioni.

Ma è anche quella cosa che, se ce l'hai, allora puoi farti deportare sotto il naso una bambina. Perché tanto ormai è dell'Imu che si parla, e chi se ne frega dei dissidenti kazachi e delle umilianti figuracce internazionali?

L'egemonia culturale, insomma, è quella cosa per cui gli altri sono costretti a risponderti, con il tuo linguaggio, su quello che pare a te. Anche se la pensano diversamente, anche se avrebbero altre priorità, l'egemonia culturale è quella cosa per cui sei tu a decidere gli argomenti e a dettare tempi e modi del dialogo.

Così, in un futuro non lontano, potrebbe succedere al centro-sinistra di questa città di ritrovarsi in "nomination", o naufrago sull'isola dei famosi, o costretto a scendere dal trono blu. Non sarebbe la fine del mondo, sia chiaro. Sarebbe solo il frutto di tante scelte come questa.

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