Gioco
Peschereccio contro gli scogli a bordo duemila litri di gasolio
Barca in avaria nella notte a sud del porto della Capraia: timori di inquinamento La Capitaneria salva quattro marinai, impossibile trasbordare il carburante
LIVORNO. Un peschereccio di 14 metri bloccato in Capraia, incagliato sugli scogli, con a bordo 2000 litri di gasolio che non è stato possibile trasbordare per problemi tecnici, legati alla posizione della barca incidentata. Un’emergenza scoppiata ieri alle 3.30 e non ancora rientrata: la barca è tuttora nella stessa posizione in cui s’è trovata per l’incidente. Salvi i quattro pescatori a bordo, subito soccorsi dalla Capitaneria. Per fortuna non c’è stato sversasmento di gasolio.
È notte, il mare è una tavola e l’isola di Capraia è vicina. Ma a un tratto qualcosa va storto: la barca Giuseppe Testa, peschereccio di 14 metri e mezzo, perde la rotta e finisce contro gli scogli. Un urto violento che distrugge la prua (a destra e sinitra) e buona parte dello scafo. A bordo ci sono quattro marinai, iscritti al registro di Augusta in Sicilia, tra cui il comandante Salvatore Testa. Scatta l’allarme e in pochissimi minuti sul posto arriva il gommone B 78 della Capitaneria di porto. Un soccorso non facile, soprattutto per la posizione della barca che si è “appoppata” sugli scogli, a pochi metri dall’imboccatura sud del porto. I militari si danno da fare per mettere in salvo i 4 e il soccorso dura circa tre quarti d’ora. Minuti preziosi nel corso dei quali i pescatori vengono trasbordati sul gommone e poi accompagnati sull’isola, dove poi verranno ascoltati dagli investigatori.
La barca invece resta incagliata sulla scogliera, carica del carburante. Sono due infatti le difficoltà di fronte alle quali si trova davanti al Guardia costiera: per prima cosa, la presenza a bordo dei 2mila litri di gasolio; in secondo luogo il fatto che il peschereccio è troppo danneggiato per essere portato via facilmente, tanto che molto probabilmente andrà riparato sul posto.
Già dai primissimi minuti dopo l’incidente, la Capitaneria si mette al lavoro per risolvere il problema del carburante. Il fantasma dell’inquinamento aleggia sull’isola. Un problema che richiama alla mente, con le dovute proporzioni, l’incidente della Costa Concordia all’isola del Giglio. Per prima cosa la sala operativa della Guardia costiera di Livorno, coordinata dal comandante Francesco Paolillo, invia sul posto un mezzo. Non è ancora l’alba quando la motovedetta 286 giunge in Capraia con a bordo il chimico del porto. L’esperto, insieme ai militari, effettua le prime valutazioni tecniche sul caso. E poche ore dopo, in mattinata, in Capraia arriva il mezzo anti inquinamento Tito, che si mette subito all’opera, spargendo sul mare una sostanza protettiva che preserva le acque nel caso di un eventuale sversamento fortuito. Scendono in campo anche i sommozzatori dei vigili del fuoco e l’elicottero della Guardia costiera.
Da chiarire la causa dell’incidente, sul quale la Capitaneria sta indagando e di cui ha informato la Procura. Per ora non ci sono indagati, ma l’inchiesta è in corso sia sul fronte del naufragio sia sull’aspetto del rischio inquinamento. Quanto alle ipotesi dell’incidente, al momento sono due: avaria o disattenzione dei pescatori.
I quattro, dal canto loro, ascoltati dagli uomini della Guardia costiera, parlano di avaria. Ma questo aspetto dovrà essere verificato. Come accertato dai militari, i 4 erano nelle acque livornesi per una campagna di pesca di pesce spada fatta con i palangari. Il prodotto poi sarebbe stato sbarcato a Livorno o Piombino. Tuttavia, la barca, il cui armatore è una cooperativa di Augusta, al momento dell’incidente non risultava nelle nostre acque. L'ultima volta aveva fatto base a Civitavecchia.
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