Sicurezza
Il danno è stato risarcito Guan torna in libertà
Il vandalo che ha inciso il suo nome e quello di un amico sul Duomo di Pisa ha versato i 600 euro necessari per riparare la pietra. Ma deve lasciare la città
PISA. Il danno è stato risarcito. Lui ha chiesto scusa e il gip ha firmato la scarcerazione. Guan Haitao, 21enne cinese, con passaporto danese, arrestato martedì dalla polizia municipale di Pisa dopo aver inciso il suo nome e quello di un amico su un parete del Duomo, da ieri pomeriggio è tornato in libertà.
È stato l’amico Zheng a versare i 600 euro che l’Opera della Primaziale aveva quantificato come danno da riparare per la pietra sfregiata con una chiave. Il giudice ha convalidato l’arresto e ha disposto per Guan, assistito dall’avvocato, nonché presidente del consiglio comunale, Ranieri Del Torto, il divieto di soggiorno a Pisa. «Ora aspettiamo il processo quando il mio cliente sarà giudicato nel merito» spiega il legale.
È stato l'alcol a tradire Guan. Lo ammette senza reticenze al cronista del Tirreno che lo incontra all’uscita del carcere Don Bosco. Sono le 15,10 e Haitao appare spaesato ma di buon umore, nonostante le tre notti trascorse in cella. All'uscita del penitenziario pisano non c'è nessuno dei suoi amici ad attenderlo. Si rende disponibile a raccontare la sua versione, mettendo subito in chiaro che lui non è cinese (anche se nato in Cina) ma cittadino danese. In Danimarca vive con la famiglia, studia farmacia e lavora in un albergo.
Maglietta blu e calzoncini beige, il giovane stringe in una mano la macchina fotografica con cui ha immortalato le giornate trascorse a Pisa e nell'altra un cellulare. È cosciente del grave atto che ha compiuto nei confronti del patrimonio storico della città e confessa che era ubriaco. «Avevo bevuto molto – racconta scusandosi ancora una volta per il gesto compiuto -. Eravamo nella piazza e non mi sono nemmeno reso conto di quello che stavo facendo». Accenna un sorriso: «Sapete come funziona quando uno è ubriaco? Non pensavo a quello che stavo facendo».
Haitao racconta anche i giorni che ha trascorso in carcere. «Quando sono entrato in prigione tutti gli altri detenuti, tra cui assassini e spacciatori, ridevano quando spiegavo il motivo del mio arresto perché mi dicevano che non dovevo essere in carcere per quello che avevo fatto – confida –. Durante i giorni trascorsi in cella non sono riuscito a contattare nessuno dei miei amici, non avevo vestiti per cambiarmi e ho avuto parecchie difficoltà perché nessuno parlava inglese. I detenuti, però, in qualche modo, mi hanno aiutato. Di Pisa non ricorderò niente se non l'ingiustizia del sistema giuridico. Sono consapevole di aver sbagliato ma quello italiano è un sistema esageratamente cattivo». Dopo pochi minuti ci chiede la strada per raggiungere l'albergo dove alloggiano i suoi amici. Durante il tragitto ci racconta della sua vita in Danimarca, ci mostra il tesserino dell'università che frequenta e quello dell'albergo in cui lavora. Accende la macchina fotografica e mostra le foto di piazza dei Miracoli scattate pochi istanti prima di deturpare una parete del Duomo. Raggiunta la strada dell'albergo, Haitao volge un ultimo sguardo verso la città. Poi sospira: «Forse un giorno ritornerò a Pisa, ma per adesso mi hanno detto che devo andare via».
Pietro Barghigiani
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
