Il Tirreno

Livorno

Delitto in via Masi, dal sangue la verità

di Federico Lazzotti
Delitto in via Masi, dal sangue la verità

La donna accoltellata l’11 marzo è ora indagata con il suo ex fidanzato. Le tracce sugli abiti saranno decisive

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Tra l’8 e l’11 luglio i carabinieri si sono presentati per due volte a casa di Veronica Franceschi, 31 anni appena compiuti. Hanno bussato alla porta e quando si è aperta hanno mostrato un decreto di perquisizione, informando anche la donna di essere indagata con l’accusa di omicidio premeditato in concorso con il suo ex compagno, occultamento di cadavere e spaccio nell’ambito dell’inchiesta sul delitto di via Masi, dove il 12 giugno scorso è stato ritrovato il cadavere in avanzato stato di decomposizione di Ismael Hosni, 30 anni, tunisino.

Durante il primo blitz nell’appartamento nella zona della stazione, i militari hanno sequestrato un paio di scarpe da ginnastica bianche e rosa, un piumino con il cappuccio in pelliccia, la fodera di un giubbotto, un telefono cellulare e i quattro tappetini in gomma della Fiat Punto di proprietà della donna all’interno della quale, è una delle ipotesi, potrebbe essere stato trasportato il cadavere.

Tre giorni più tardi i carabinieri sono tornati a casa dell’indagata e hanno portato via un altro giubbotto.

Scrivono gli investigatori nella relazione inviata alla Procura la mattina seguente. «Sulla manica sinistra del piumino e sul cappuccio sono presenti tracce di colore rosso di natura non meglio identificata, mentre sull’ultimo giubbotto sequestrato sono state trovate evidenti macchie di sangue nella parte sinistra, all’altezza del torace e sul fondo schiena».

Adesso saranno le analisi di laboratorio disposte dalla Procura a dover accertare la presenza sugli indumenti della Franceschi di tracce che contengano il profilo genetico della vittima. Potrebbe essere questa la chiave per risolvere il giallo di via Masi epilogo di un intreccio iniziato l’11 marzo scorso quando la donna venne accoltellata dall’ex fidanzato, in via Bengasi, dopo essere stata perseguitata per mesi dallo stesso uomo.

A metà giugno, all’indomani del ritrovamento del cadavere, è stato proprio Imed Hamdi, 36 anni, a trascinare la donna nell’inchiesta raccontando ai pubblici ministeri Giuseppe Rizzo e Luca Masini che era stata lei ad organizzare il delitto. Si legge nel capo d’imputazione: «agendo in concorso tra loro dopo aver attirato Hosni in una località isolata con uno stratagemma ne cagionavano volontariamente la morte accoltellandolo ripetutamente e occultandone successivamente il cadavere».

Per tre mesi il corpo di Ismael Hosni è rimasto sotto alcune pietre in un angolo dell’ex deposito.

I carabinieri lo hanno trovato la mattina del 12 giugno scorso perché il giorno precedente un amico della vittima non vedendolo in Tribunale dove avrebbe dovuto testimoniare, ha spiegato a un brigadiere di aver sentito Imed Hamdi in carcere raccontare di aver ucciso un connazionale e di averne nascosto il cadavere dentro ad un ex deposito alla periferia della città.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

ALTRO SERVIZIO A PAGINA 11

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web