Gioco
«Così ci rialzammo dalle macerie»
Benifei e le istituzioni riuniti per ricordare la Liberazione dal nazifascismo
LIVORNO. Era il 19 luglio del 1944 quando Livorno venne liberata dai fascisti. Una data fondamentale nella storia della città, eppure «non siamo in molti in questa sala che avrebbe dovuto essere piena di giovani». Lo ha detto Garibaldo Benifei, combattente antifascista, a quanti ieri mattina hanno celebrato il 69° anniversario della Liberazione della città dal nazifascismo.
«La storia – continua – è la vita di un Paese, su di essa si devono costruire memoria e futuro ed è essenziale che venga conosciuta per comprendere quanto dolore è stato patito dai livornesi e quanta forza antifascista è stata necessaria per rialzarsi dalle macerie».
Nessuna retorica in un uomo che continua ancora, settanta anni dopo, la sua battaglia affinché non si dimentichi, non si lasci cadere nell’oblio o in discorsi stereotipati il valore e il coraggio di chi diede la sua vita per un ideale. «Incontrai Oberdan Chiesa in piazza della Repubblica nel 1931 – ricorda – non ci fu bisogno di parole, fra antifascisti bastava guardarsi dritto negli occhi per riconoscersi, eravamo compagni». 110 bombardamenti rasero al suolo la città e la zona nera del centro rimase deserta, in una piazza Grande davvero grande, perché anche il duomo era stato abbattuto. I partigiani dal Castellaccio vedevano solo desolazione e macerie. «Ma seppero guardare oltre e i nomi scritti sulle lapidi sono la testimonianza di una passione civica che oggi si è andata perdendo – dice Mario Tredici - La nostra responsabilità, è mantenere la dignità di un Paese che è stato reso grande».
Alle parole dell’assessore fa eco il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà: «Liberare Livorno ridette speranza alla città. Oggi è a questo impegno e a questa fiducia che dobbiamo guardare per ridare slancio e competitività alla nostra economia».
La strada della memoria che percorre le via della città con lapidi su cui sono scritti i nomi dei caduti, non è una strada di retorica, ma vuole essere un monito costante nella memoria della gente.
E mentre gli italiani e i livornesi devono fare i conti con la costruzione della memoria pubblica, il sindaco Alessandro Cosimi si augura che oggi, nel contesto precario socio-politico in versa l’Italia, «non sia necessario rivivere un dramma di tali proporzioni per trovare la volontà di difendere i principi democratici su cui si fonda il Paese».
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