Bellabarba: «Per noi è il colpo di grazia»
Dopo la sentenza del tribunale civile il titolare della discarica vicino a gettare la spugna: «Ci resta il ricorso, vedremo...»
LIVORNO. «E’ una mazzata, una mazzata pesantissima. Per noi è davvero il colpo finale». Federico Bellabarba, titolare della società Bellabarba insieme al cugino Paolo, è a terra.
La sua famiglia che aveva investito tutto in questo progetto e che è stata travolta da un’indagine della procura, non si aspettava di finire al tappeto per mano del tribunale civile. E invece la sentenza pronunciata tre giorni fa dal giudice Roberto Urgese - che ha decretato che via del Limone, la strada che porta all’ex cava trasformata in una conca per rifiuti speciali inerti, è privata e non ha neanche natura di uso pubblico - potrebbe essere la goccia finale di una storia infinita. Perché alla discarica, anche qualora la questione penale venisse superata e avvenisse il dissequestro dell’area, i camion di Bellabarba, né di chiunque altro non potranno più arrivarci.
L’imprenditore lo ammette, anche se non getta la spugna e continua a tenere aperto uno spiraglio alla speranza. «A questo punto la vedo dura - dice, commentando la sentenza -. Anche perché le strade adesso sono due ed entrambe mi sembrano difficilmente praticabili: la prima è un accordo col comitato, la seconda è trovare una via alternativa per arrivare alla cava. Che ci sarebbe ma passa dal parco e dunque è impercorribile».
La partita da questo punto di vista insomma è persa. Rimane però l’idea dell’appello: «Abbiamo sei mesi - risponde Bellabarba -. Ci penseremo. E’ un’opportunità che ci teniamo stretta, perché sappiamo che in venti giorni la corte potrebbe ribaltare la sentenza. In questo caso siamo convinti di avere speranze, visto che servono due elementi e riteniamo di vantarli entrambi. Il primo è che ci sia il serio rischio che la società possa chiudere e purtroppo è un rischio reale. Il secondo è che si possa contestare un atto preso in considerazione nel giudizio precedente, e noi contestiamo l’accordo, mai registrato, firmato dal sottoscritto con i frontisti della strada, quando ancora ero in affitto sul terreno di Canaccini, mentre adesso sono proprietario».
Per ora tuttavia l’appello è fermo in frigo. «Inutile farlo adesso, aspettiamo settembre: se arriva il dissequestro, allora ci muoviamo», spiega Bellabarba. E in frigo per adesso ci rimane anche la richiesta di maxi risarcimento annunciata alla Provincia, decine di milioni di euro per aver dato l’autorizzazione a trasformare la cava in discarica: «Non vogliamo minacciare nessuno, né chiedere soldi. La mia famiglia ha sempre vissuto di lavoro e morirà di lavoro. Abbiamo investito tutto su quel monte, negli anni abbiamo dato da mangiare anche a 150 famiglie e abbiamo creduto in un investimento nuovo in un momento in cui l’edilizia è entrata in crisi. Non ce l’abbiamo neanche con i frontisti della strada, ma una cosa vogliamo ribadirla: quella via collega via della Sambuca a via della valle Benedetta e sebbene privata non può non essere ad uso pubblico».
Giulio Corsi
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