Sicurezza
Piaggio, volantini con le svastiche sopra i sindacalisti
Pontedera, clima pesante in fabbrica: polemiche e minacce nel mirino la Uilm e la Fim, ma la Fiom respinge le accuse
PONTEDERA. Rosso e nero si confondono all’interno della Piaggio di Pontedera. Nella fabbrica dei veleni quel che sembra contare è che siano simboli di violenza. Svastiche sulla testa di alcuni sindacalisti, tracciate su un paio di volantini rinvenuti all’interno di un reparto. O frasi che rimandano agli Anni di piombo. «Colpirne uno per educarne cento», scrive un operaio su una pagina Facebook contro un collega. Sta in questi confini l’esasperazione di una dialettica sindacale che registra più divisioni che punti di contatto, dentro come fuori la Casa della Vespa. Episodi diversi, tenuti sottotraccia, ma finiti all’attenzione delle forze dell’ordine. Tutti confinati in una manciata di mesi, da febbraio a questi giorni.
Lui, operaio, pensa a un suo collega, con tanto di nome e cognome, quando scrive sulla pagina Facebook del gruppo chiuso Il manifestino. E posta: «Fossi in loro starei attento perché di questi tempi il matto di turno prima o poi viene fuori». E ancora: «Sono momentacci, perché con 50/100 euro si trova la fila di gente pronta a troncare gambe o levare denti di bocca…. Offro 200».
Che aria tira in Piaggio? È un caso isolato o c’è chi ha smarrito la bussola del vivere civile, del confronto democratico? «A chi fa comodo questo clima che sta assumendo aspetti terroristici?», rilancia con una domanda il segretario provinciale della Uilm Marcello Casati.
Un clima di minacce esplicite. Scorciatoie rispetto al confronto democratico a cui tutti i sindacati si dicono pronti a sbarrare il passo. Nel mirino in questi mesi ci sono sempre sindacalisti della Uilm, tre uomini e una donna. Ma nel tempo è stato il turno degli altri a essere “colpiti”. In occasione dell’accordo sulla mobilità siglato nel 2011 con l’azienda fu il turno della Fiom-Cgil. Ma non si sono risparmiate le minacce agli esponenti Fim-Cisl.
«In un clima di aspra divisione si possono creare anche spazi per episodi di questo genere – sottolinea il segretario provinciale della Fim-Cisl Claudio Garzotto – Non può passare il messaggio che il mio vicino al banco di lavoro è un nemico».
Ma aldilà dei cancelli Piaggio le divisioni sembrano moltiplicarsi. La scorsa settimana i lavoratori sono andati alle urne per rinnovare i rappresentanti sindacali (Rsu), ma lo hanno fatto con le segreterie di categoria divise sulle regole per l’assegnazione dei 30 delegati di cui si compone il parlamentino. Già si preannunciano ricorsi al giudice del lavoro. Alle bacheche sono stati affissi due diversi esiti del voto, quello secondo la Fiom e l’altro in base alle regole riconosciute dalla commissione elettorale come da Fim e Uilm. Così la Rsu resta sospesa, in un limbo di schermaglie e rivendicazioni. Alla stregua di quanto accaduto nel triennio precedente. Del resto, uno sciopero unitario si perde nella memoria.
Prende le distanze anche il segretario provinciale della Fiom Marcello Franchi. È sua l'organizzazione additata dai più come il contesto in cui andare a trovare gli autori di simili gesti. Ma lui non ci sta. «Questi episodi non vanno attribuiti ad alcuna organizzazione sindacale – afferma il segretario dei metalmeccanici aderenti a Cgil – Il confronto può anche essere duro ma mai violento. Non ho mai pensato e sono certo che nella Fiom non ci sono persone di questo tipo. Certo, sono episodi da non banalizzare ma neppure a cui dare un peso superiore a ciò che in realtà rappresentano».
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