Il Tirreno

Livorno

D’Alema: dentro il Pd hanno fatto pulizia etnica

di Giulio Corsi

L’ex premier alla Rotonda sostiene il governo Letta e manda frecciate a Renzi «Il rinnovamento è stato escludere gli ex Pci, ma un padrone solo il partito non lo regge»

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LIVORNO. La tensione che attanaglia a tutti i livelli il Pd si respira a pieni polmoni nella serata di Massimo D’Alema alla Rotonda. Un tempo lo sbarco alla festa di Livorno era un trionfo per il compagno Massimo. Oggi è un’accoglienza attenta ma diffidente, mille persone fredde, che in quasi due ore di dibattito si sciolgono in un applauso appena due o tre volte e mai con troppa convinzione. Con qualche solitario che ogni tanto si alza e contesta.

L’ex premier, intervistato da Massimo Vanni di Repubblica e affiancato dai segretari locali De Filicaia e Lippi, alla fine si irrita pure e consiglia a chi gli obietta di non aver mai fatto niente contro il conflitto d’interessi di «andare in libreria, comprare, leggere e studiare: perché l’unico tentativo serio di fare una legge seria su questa questione l'ho fatto io, ho persino nominato un sottosegretario ad hoc, ma quando mi dimisi il centrosinistra abbandonò la strada che avevo intrapreso. Il resto sono calunnie».

Al centro della serata però, è chiaro, ci sono i temi di attualità. Il caso Alfano-Shalabayeva, il congresso, Renzi. Soprattutto la tenuta del governo dopo la storia kazaka. E’ qui che D’Alema sfodera la sua concretezza politica che stona con l’umore e l’istinto di una parte del pubblico. Ancor di più quando anziché puntare il mirino solo contro Alfano («fossi nel suo ruolo mi dimetterei perché ha ricevuto una chiara manifestazione di sfiducia da parte della struttura che dovrebbe comandare»), amplia il raggio su altri: «Per antipatia di Alfano ci dimentichiamo altre responsabilità - dice D’Alema -. Penso che al quarto passo dell’ambasciatore kazako la Farnesina sapesse. E il ministro Bonino? E poi ci sono alcuni magistrati che non hanno brillato per attenzione alla legge, visto che l’operazione è stata autorizzata».

Si arriva ai riflessi politici. E qui D’Alema delude ancor di più una parte della piazza, quella afflitta da mal di pancia verso l’alleanza col centrodestra. «E’ una brutta storia, perché quando gli apparati si autonomizzano dall’autorità politica vuol dire che la crisi politica è arrivata a un punto tale da minacciare la democrazia. Ma il problema è questo, non il deprimente giochino delle dimissioni e delle dichiarazioni», aggiunge l’ex premier riferendosi alle truppe renziane e non solo.

E così finalmente si entra nel tema: «In questo momento provocare una crisi di governo sarebbe irresponsabile», dice D’Alema. E poi spiega: «Il punto è se noi vogliamo oggi provocare una crisi al buio, se lo riteniamo ragionevole per gli interessi del Paese e anche del Pd, se vogliamo andare alle elezioni, quando, e come. Con questa legge elettorale? Un grande partito non può non porsi questi interrogativi».

Parole che se da un lato dicono che la linea dalemiana è avanti col governo Letta («per fare la riforma elettorale e scelte economiche che diano priorità al lavoro, non alla restituzione di 2000 euro di Imu a chi può pagarla. Io ad esempio che non sono ricco, l’Imu voglio pagarla»), dall’altro sono altre frecce velenose contro Renzi: «Abbiamo bisogno di un segretario, non di uno che concepisce la guida del partito come un trampolino per palazzo Chigi. Ecco perché il segretario del partito deve fare una scelta rinunciando a candidarsi da premier».

Il messaggio al sindaco di Firenze - che D’Alema definisce messaggio amichevole - continua: «Al di là dei dubbi, Renzi ora è quello che raccoglie più entusiasmo tra l’elettorato e potrebbe essere il candidato premier intorno a cui bisognerebbe però mettere una squadra di governo che porti competenza ed esperienza». Poi ci scappa anche una previsione, che sa tanto di avvertimento in nome del richiamo all’orgoglio di tanti militanti: «Un padrone soltanto, un partito come il nostro non lo regge. Renzi è sospinto da persone ambiziose che pensano di sfruttare la sua popolarità per prendere in mano il partito. Ma se sarà così una parte non si accoderà. Hanno chiesto il rinnovamento e c’è stato: tutte le personalità del Pci sono fuori dal parlamento. Fine del rinnovamento. Ma un pezzo del nostro mondo potrebbe non ritrovarcisi più, perché una cosa è il rinnovamento, una la pulizia etnica».

@giucorsi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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