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«A ottobre il cantiere, anche se nessuno si farà avanti»
LIVORNO. «Aspetti che tolgo la polvere perché è datata 17 marzo 2010»: il consigliere Roberto Russo (Pdl) apre il dibattito di ieri sullo chalet della Rotonda con una battuta che ha il sapore di una...
LIVORNO. «Aspetti che tolgo la polvere perché è datata 17 marzo 2010»: il consigliere Roberto Russo (Pdl) apre il dibattito di ieri sullo chalet della Rotonda con una battuta che ha il sapore di una verità amara: nelle commissioni si discutono spesso interpellanze con ritardo di anni (eppure paradossalmente restano di schiacciante attualità...).
Era appunto il 2010 e i consiglieri del centrodestra Russo, Amadio, Bottino, Ghiozzi e Capuozzo ne presentarono una contro l'abbandono della celebre baracchina: «Manca la memoria storica, – osserva Marcella Amadio (Pdl) – questo era il luogo d'incontro dei macchiaioli e sono dieci anni che è lasciato al degrado. Dov’è finita l’idea di farne un'arena?».
Ma a tenere banco è anche la richiesta di estendere l'area della riqualificazione: «Nel parco che circonda lo chalet c'è chi organizza ogni anno una manifestazione che produce 200mila euro», accusa Russo chiedendo come lo si vuole regolamentare («al di là dei soldi quello che manca è una prospettiva».
E se per Del Lucchese (Idv) ci sarebbe bisogno di coinvolgere un privato attraverso una convenzione perché anche se «nel programma triennale dei lavori pubblici viene stanziato un milione ad hoc, in un momento come questo sono altre le priorità», per Cannito (Città Diversa) «lo avete inserito a bilancio praticamente al buio, senza una linea di progetto né dello chalet né dell'area nel suo complesso».
Per il Comune la città è bloccata dal patto di stabilità – insiste Tamburini (Pdl) – ma quel che manca davvero è la capacità di ripensare l'area affinchè possa essere attrattiva per una manifestazione d'interesse».
Il vicesindaco Bruno Picchi si difende: «Finché erano in corso i contenziosi non potevamo intervenire; intanto abbiamo bonificato l'area, adesso lanceremo un bando d'interesse pubblico. E se abbiamo lasciato le risorse economiche nel piano triennale – spiega – è per essere sicuri di mantenere l'impegno del recupero anche qualora non vi fossero manifestazioni d'interesse dei privati. A fine ottobre il cantiere dei lavori dovrebbe essere aperto».
Dopo dieci anni di ritardi il condizionale è d'obbligo. E a proposito di ritardi: la commissione di ieri ha anche approvato la variante alla destinazione d'uso da attività produttiva a luogo di culto per la moschea del Picchianti, otto mesi dopo la sua inaugurazione.
Maria Giorgia Corolini
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