Il dolore
A Pontedera il riciclo è a km zero
Si apre un impianto che trasforma la plastica in materiale prezioso: è costato oltre 5 milioni
PONTEDERA. Si raccolgono nei cassonetti, sacchetti e piccoli imballaggi in plastica. Prima selezionati e poi caricati su camion, infine portati ai centri di trattamento. E poi di nuovo caricati su Tir per finire inceneriti negli impianti del Nord Italia o addirittura in Austria. Un tour che fa di parte della raccolta differenziata delle plastiche un puro costo. Uno spreco che in Toscana è destinato a interrompersi con l’entrata in esercizio dell’impianto che Revet Recycling ha inaugurato a Gello, nella zona industriale di Pontedera. Un investimento da 5,1 milioni di euro per un impianto capace di processare le plastiche miste raccolte in regione, circa 15mila tonnellate l’anno, per farne una materia prima seconda destinata a produzioni di alta gamma, come i particolari per l’automotive (la filiera del settore automobilistico) o degli utensili per la casa. Il tutto in una logica a chilometri zero.
«Con il riciclo è necessario operare in modo simile a come si è operato per le rinnovabili – afferma il presidente di Revet Valerio Caramassi –. Abbiamo speso un milione di euro in ricerca e abbiamo tirato fuori prodotti che stanno sul mercato. Utensili, elementi di arredo esterno, parti di moto come il bauletto portacasco. Ci sono circa 600 aziende in Toscana che lavorano le plastiche con cui possiamo sviluppare delle partnership». Il vantaggio della materia prima seconda made in Revet è la stabilità del prezzo, legata ai costi industriali di produzione e non alle quotazioni del petrolio.
Il problema sono gli incentivi. «Finché quelli per bruciare rifiuti resteranno più alti di quelli per recuperare la materia, il sistema continuerà a funzionare in maniera poco logica – sostiene Caramassi –. Direttive europee, leggi nazionali e regionali indicano una gerarchia precisa: riduzione, riciclo, recupero energetico e discarica come ultima ratio. Invece, per le plastiche eterogenee è del tutto rovesciata. Tutte le risorse vanno alla raccolta, salvo l’encomiabile sforzo degli incentivi della Toscana però bloccati dal patto di stabilità, e al recupero energetico con doppia voce: costi di conferimento e incentivi del Gse (Gestore servizio elettrico), perché la combustione dei rifiuti è equiparata a energia rinnovabile». A gestire l’impianto sarà Revet Recycling, di cui Caramassi è presidente, società partecipata al 51% da Revet e per il 49% da Refri Srl azienda emiliana specializzata nelle attività di recupero dei rifiuti di apparecchiature elettroniche. Con uno sviluppo lineare di circa 120 metri, (oltre alle opere accessorie per la depurazione delle acque di lavaggio e i filtri di abbattimento delle emissioni) il nuovo impianto è in grado di trattare 3mila chili l’ora di materiali plastici. «Alla fine del processo il materiale, raffreddato e solidificato, viene ridotto alla dimensione di granuli e stoccato all’interno di un silo miscelatore, pronto per essere impiegato in cicli produttivi di manufatti». A sottolineare il cambio di prospettiva che si lega all’impianto la presenza al taglio del nastro dell’assessore regionale Anna Rita Bramerini: «Si apre la strada a nuove opportunità nel settore del riciclo, coniugando questo valore alla sostenibilità ambientale».
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