Il Tirreno

Livorno

«Investiremo qui 200 milioni» Eni dà speranza alla ripartenza

di Giulio Corsi

Il presidente del colosso dell’energia Recchi garantisce: nessuna chiusura, Livorno per noi è strategica Ricci, numero uno di Confindustria: «Le nostre 30 multinazionali facciano partnership con i piccoli»

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LIVORNO. «Livorno per Eni è strategica. E il nostro piano di investimenti sul territorio nel prossimo quadriennio prevede 200 milioni di euro». La luce in fondo al tunnel di cui si è dibattuto durante tutta l’assemblea generale di Confindustria nell’auditorium dell’Accademia Navale, l’accende Giuseppe Recchi, presidente del cane a sei zampe. Al termine di una tavola rotonda incentrata sui fattori competitivi per l’attrazione di investimenti, Recchi cancella una volta per tutte rumors e timori che si rincorrono da anni: «Vendere la raffineria di Livorno? Non se ne parla proprio, da quando sono in Eni è una storia di cui non ho neanche mai sentito parlare».

In un periodo in cui niente va dato per scontato, sono parole che equivalgono ad ossigeno. E che sommate all’arrivo della nave Fsru di Olt, attesa nel nostro mare entro fine luglio, a quello degli indonesiani di Musim Mas, che hanno garantito 100 milioni di investimenti sulle aree portuali, al dipanarsi della questione Sin-Sir, rappresentano come sottolinea il direttore del Tirreno Roberto Bernabò - che ha moderato l’incontro - il primo segnale degli ultimi quattro anni che qualcosa si muove, sia sul piano delle imprese che su quello istituzionale.

Attenzione, come scriviamo nel box qua sopra, il sistema viaggia con la velocità di una tartaruga. Non è un caso che l’assessore all’ambiente Bramerini tiri (con sorpresa di tutti) la leva del freno a mano proprio sul passaggio da Sin a Sir, che appena una settimana fa era stato celebrato con toni trionfalistici dal sindaco Cosimi. Bramerini conferma che siamo alla fine del percorso ma aggiunge anche che finché non c’è l’ok del ministero «è di buon auspicio un po’ di prudenza». Ma soprattutto l’assessore ne fa una questione di contenuti: «Diffidate sempre quando sentite promettervi che si semplifica - dice alla platea di imprenditori livornesi -. Le procedure son quelle, non creiamo aspettative più di quelle legittime». Come dire: i tempi per effettuare le bonifiche e dunque poter togliere dal freezer in cui sono congelati da 10 anni gli investimenti sulle aree portuali, saranno forse più certi perché l’interlocutore diventerà la Regione, sicuramente più economici perché il livello di inquinamento riscontrato è minore di quanto si pensava (o conveniva pensare) nel 2003, ma la questione non diventerà una passeggiata.

I colori bigi del quadro sono noti. I numeri li snocciola il direttore di Irpet Stefano Casini Benvenuti: «La crisi è stata così forte dal 2007 che non ha lasciato ai sistemi locali grandi spazi di reazione propria. Anche se la Toscana ha retto meglio e lo dimostra il meno 5% di Pil, roba che non era mai successa in 60 anni - aggiunge Casini Benvenuti -. Manifatturiero e costruzioni hanno sofferto di più e hanno perso il 20, talvolta il 25% del proprio valore aggiunto».

Tuttavia una voglia di crederci, un sentiment positivo fa da sfondo ad ogni intervento, a partire dal gran finale del numero uno di Confindustria Squinzi: «L’Italia è da Champions».

Lo stesso intervento del presidente degli industriali livornesi va in questa direzione: «Considero una fortuna che il manifatturiero sia diffusamente presente sul nostro territorio, anche se questo ha determinato che qui la crisi "picchiasse più duro" - ha detto Alberto Ricci -. Abbiamo anche un qualificato tessuto di aziende di servizi: sul mix di questi due comparti dobbiamo basare il rilancio dell'economia e dell'occupazione. Dobbiamo insistere nel difendere il valore sociale dell’impresa, anche come prospettiva per i nostri giovani. Uno dei modi è il consolidamento e lo sviluppo dell'attuale sistema produttivo».

Semplificazione, attrattività ma anche partnership tra i player già presenti. «Dobbiamo abbandonare per sempre la contrapposizione tra grandi, medie e piccole imprese. Se più di 30 gruppi multinazionali hanno scelto di insediarsi e rimanere in provincia di Livorno, evidentemente abbiamo una serie di asset rispondenti alle esigenze del mercato, pur in un contesto generale non sempre favorevole. Dobbiamo insistere e dimostrare capacità innovativa e flessibilità nell'individuare forme di collaborazione e, quando possibile, di partnership tra realtà dimensionalmente più strutturate e piccole e medie imprese». L’esempio per Ricci è sotto gli occhi di tutti: la rete d'impresa collaudata nel comparto della nautica, collegata alla presenza dei Cantieri Benetti.

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