Attenzione
ddd
Credo che ne conterà molte altre migliaia nei prossimi giorni. Fra queste, però, non la mia: non l'ho visto e non lo vedrò. La morte non mi interessa, non mi incuriosisce. Lo dico, davvero, con ogni...
Credo che ne conterà molte altre migliaia nei prossimi giorni. Fra queste, però, non la mia: non l'ho visto e non lo vedrò. La morte non mi interessa, non mi incuriosisce. Lo dico, davvero, con ogni dolcezza. Senza arrogarmi un diritto a giudicare che, in un caso come questo, non spetta a nessuno. Lo dico perché, restando nell'al di qua, dalla parte dei vivi, il mio primo pensiero, quando ho letto la notizia, è stato per lei, per la donna che lo aveva lasciato, e che adesso dovrà fare i conti con quel video. Ho pensato a lei, quando tutti i giornali, con troppa approssimazione, hanno parlato di un 'suicidio per amore'. Ho pensato al poeta Auden, che reclamava "la verità, vi prego, sull'amore". Perché se ne sono dette talmente tante che nessuno sa davvero cosa sia.
Ma per il poco che posso saperne io, 'l'amore' riguarda sempre e soprattutto il bene dell'altro. È questo che vuole l'amore, anche a discapito di chi lo prova. Una cosa impegnativa e difficile, che riesce a volte meglio a volte peggio. Una cosa che riesce a pochi, e, comunque, a nessuno mai fino in fondo. Ecco, vorrei dirle questo alla donna che ha lasciato il suicida. Perché sappia che il suicidio 'per amore' in realtà non esiste: 'per amore' si può solo vivere, con tutto quello che costa. E anche se non sono un credente ho però un rimpianto per quell'idea di Dio misurandosi con la quale ogni nostro dolore riusciva ad assumere una dimensione più definita e, per questo, più accettabile. Invece, nel nostro isolamento, ogni ferita ha finito per scavarsi una profondità insanabile. Ogni perdita parziale è divenuta perdita di tutto. E nell'apparente facilità di comunicazione, le nostre parole hanno finito col perdere peso, e ci lasciano sempre più incapaci di toccare l'altro e di essere toccati davvero. Sempre più soli. Così abbiamo finito con il trasferire l'aspirazione ad avere garanzia di un futuro dall'idea della Vita Eterna a quella persistenza digitale che hanno le immagini archiviate da qualche parte della rete. Dove restano i nostri profili Facebook anche quando siamo cenere e i nostri tweet quando non abbiamo più voce. Dove restano i nostri video quando siamo morti, così da condannarci, già in vita, ad essere come fantasmi che si aggirano in uno sconfinato presente, sempre sotto gli occhi di tutti.
Simone Lenzi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google