Il Tirreno

Livorno

«Corruzione all’Agenzia delle Entrate»

di Federico Lazzotti
«Corruzione all’Agenzia delle Entrate»

Un dipendente avrebbe preso soldi dalla titolare dell’associazione Stella polare in cambio di partite Iva false per stranieri

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LIVORNO. Per tutto il 2012 Silvia Filidei, presidente dell’associazione “Stella polare”, avrebbe corrotto Giuseppe Roberto Pignotta, 49 anni, dipendente dell’Agenzia delle Entrate di Livorno attraverso la consegna o comunque la promessa di soldi, così da ottenere in cambio l’apertura di partite Iva fittizie utilizzate poi per le pratiche di rinnovo dei permessi di soggiorno per gli immigrati extracomunitari.

Al resto dei documenti necessari per avere l’ok sulle pratiche, come ad esempio l’assunzione da parte di un datore di lavoro, la busta paga, o la residenza in Italia, pensavano una fitta rete di collaboratori disposti a dichiarare il falso magari in cambio di qualche euro.

In alcuni casi a presentare allo sportello unico della Prefettura le false richieste nominative di nullaosta al lavoro subordinato ci pensava il ragioniere Pietro Manfanetti, 57 anni, oppure la stessa Filidei o alcuni dei suoi collaboratori. Costo del servizio per ogni pratica agli stranieri: tra i 250 e i 500 euro.

Sarebbe questo il sistema “Stella polare”, dal nome dell’associazione di via Michon sequestrata nel giugno dello scorso anno su richiesta della Procura perché - si legge negli atti del procedimento - «al centro di un sistema che promuoveva, organizzava, o comunque compiva atti diretti a procurare illegalmente l’ingresso di stranieri extracomunitari in Italia».

A distanza di un anno dall’ordinanza con la quale venne disposta la custodia cautelare per tre persone, il pubblico ministero Massimo Mannucci ha chiuso l’indagine durata un anno e mezzo e condotta dalla squadra mobile. «Ci siamo insospettiti per la frequenza di richieste arrivate in Questura e riconducibili alla stessa associazione». Centinaia le pratiche per il rilascio del permesso di soggiorno spulciate per scoprire il presunto sistema criminale che avrebbe permesso a decine di stranieri di restare nel nostro Paese senza averne i requisiti.

Quindici le persone indagate per reati che vanno dalla corruzione di pubblico ufficiale, all’associazione per delinquere, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, passando per la falsità in atti pubblici e la truffa aggravata.

Al centro dell’organizzazione - secondo gli investigatori - in qualità di «promotrice e organizzatrice dell’associazione» ci sarebbe Silvia Filidei, 38 anni, presidente della Stella Polare. Al suo fianco il marito Andrea Gemignani, 37, responsabile del Caf Acli e Stefano Piperno, 54. Nei loro confronti la Procura ipotizza il reato di associazione per delinquere perché «si associavano tra loro, reclutando datori di lavoro fittizi e altrettante fittizie sistemazioni abitative nonché istruendo pratiche di rilascio o rinnovo dei permessi di soggiorno corredate documentazione falsa, allo scopo di favorire l’ingresso o la permanenza illegale sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari».

Della schiera di fiancheggiatori più stretti dell’associazione farebbero parte Lisa Filidei, 29 anni, Antonella Alberti, 53, Michele Conte, 52, Giuseppe Petta, 68, e Roberto Fallani 58. È attraverso di loro che gli immigrati avrebbero ottenuto i documenti necessari.

Nelle tredici pagine di cui è composta la chiusura indagini sono elencate tutte le pratiche taroccate che riguardano nella stragrande maggioranza dei casi di richieste di emersione. È qui che sarebbero dimostrate le false assunzioni oppure le residenze nelle quali nessuno avrebbe mai dimorato.

Buona parte del capo d’imputazione è dedicato anche al lungo elenco dei reati collegati a presunte falsità commesse dagli indagati. A cominciare dai modelli Mav contraffatti, oppure dalle contraffazione che Silvia Filidei e Andrea Gemignani avrebbero compiuto su una decina di richieste per avere dall’Inps il pin code dei propri clienti.

Spiegano i legali di alcune delle persone coinvolte nell’inchiesta. «La chiusura delle indagini è un punto importante perché ci permette di prendere cognizioni delle contestazioni da parte della Procura. Adesso servirà tempo per studiare tutti gli atti, anche perché si tratta di una documentazione corposa. Quando lo avremo fatto decideremo quale strategia difensiva prendere nel momento in cui saremo chiamati all’udienza preliminare». Una puntualizzazione rispetto alle accuse c’è chi prova a farla. «Leggendo alcuni atti mi sembra che l’associazione per delinquere possa decadere, come altre contestazioni che pensiamo di poter spiegare davanti al giudice».

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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