La protesta
«Quel bisogno di sentirsi “ganzi” davanti agli amici»
L'intervista al sociologo Massimo Ampola sullo spericolato passatempo che alcuni adolescenti si sono inventati sotto il ponte di Calafuria - L'articolo
LIVORNO. «Le bravate sono sempre esistite, solo che al giorno d’oggi sono molto più pericolose». È questo il parere di Massimo Ampola, professore di sociologia delle comunicazioni all’Università di Pisa, sullo spericolato passatempo che alcuni adolescenti si sono inventati sotto il ponte di Calafuria.
Ma cosa spinge un ragazzo a compiere un gesto sconsiderato, chiedendo agli amici di filmare la scena con il cellulare? Per Ampola la ragione principale è «il bisogno di mettere alla prova se stessi. Un bisogno - prosegue - che è parte integrante dell’adolescenza. Ciò che è diverso dal passato è piuttosto il contesto». In altre parole, è cambiato il livello del rischio. C'è dell’altro: «È cambiato anche il senso del tempo - spiega Ampola - I giovani di una volta (ma basta tornare a 10-15 anni fa) mentre crescevano imparavano che ci sono capacità e possibilità diverse in tempi diversi. Oggi, devono sperimentare tutto, ora e subito».
Nel cambiamento di mentalità giocano un ruolo determinante le diverse forme educative: «Quella che una volta era la fondamentale attività di formazione esercitata dalla scuola, oggi è sostituita dalla televisione e dall’uso degenerato di Internet». «I canali telematici come Facebook o Youtube- afferma il sociologo - hanno amplificato il pubblico di una bravata. E questa diventa la prerogativa principale dell'azione». Il significato del gesto, insomma, è dato dal “numero”: «Non bastano i commenti della cerchia ristretta di amici: ci vogliono quelli sui social network. Servono i “mi piace” su Facebook e le condivisioni su Youtube. Solo così - conclude Ampola - l’autore della bravata si sentirà, per dirla alla livornese, davvero “ganzo”».
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