Il Tirreno

Livorno

«Ma quale truffatore, ho cercato sempre di evitare lo sfratto»

di Ludovica Monarca

Parla l’amministratore del palazzo di via Maestri del Lavoro «Sono una persona perbene, ho anche provato ad aiutarla»

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LIVORNO. «Non solo ho fatto il mio lavoro, ma mi sono anche messo a disposizione in tutti i modi in cui potevo per poter aiutare la signora Mancini. Sono una persona per bene, non un truffatore».

Dopo lo sfratto choc avvenuto martedì mattina in via Maestri del Lavoro, zona Calzabigi, parla Luigi Novellini, amministratore condominiale del palazzo, querelato per truffa dalla proprietaria dell’appartamento Francesca Mancini.

Sfratto choc perché Francesca, pensionata di 67 anni, si è vista pignorare la casa per un debito di poche migliaia di euro. Colpa di un prestito bancario saldato solo in parte, l’intoppo arriva – anche per via di seri problemi di salute – quando restano da pagare 4mila euro, poi lievitati a 10mila con spese legali e interessi. La valanga s’ingrossa con l’inserimento sia di Equitalia sia della banca che ha prestato i soldi per la casa: ma è solo un atto dovuto cautelativo, dice l'avv. Silvia Mesturini, legale dei Mancini: la famiglia ottiene di continuare a pagare regolarmente il mutuo e rateizza il debito con Equitalia («ne parlano male? con noi sono stati comprensivi»).

Fin qui la cosa riguarda solo il 50% dell’appartamento, la parte cioè in mano alla moglie che ha avuto il prestito dalla banca. Entra in gioco l'altra metà dell’alloggio, a due passi dalla caserma provinciale dei carabinieri, quando è il condominio a contestare una serie di mancati pagamenti per circa 12mila euro. «Ma io quei soldi li ho pagati», ha sempre affermato Francesca. E squadernando la querela nei riguardi dello studio di amministrazione condomini di Novellini, indica che ha tirato fuori fra bonifici e contanti oltre 30mila euro in poco più di due anni. Dal febbraio di tre anni fa all’estate scorsa: nel 2010 2mila euro in inverno, poi 5mila a giugno e oltre 1.600 in autunno; nel 2011 nei primi tre mesi 2.550 euro in tre versamenti, 4mila a settembre più altri 8.500 prima di Natale; nel 2012 più di 6.500 in due tranche a febbraio, poi altre centinaia di euro in piccoli pagamenti.

Salta agli occhi che i pagamenti arrivano dopo il decreto ingiuntivo emesso per i debiti condominiali. «Di solito un creditore – spiega l’avv. Mesturini – quando viene pagato quel che gli spetta, si chiama fuori e esce di scena. In questo caso no. È questo che chiediamo alla Procura: faccia luce su cosa ne è stato di questi soldi».

Luigi Novellini si difende: «Io non ho niente da nascondere, anzi. La procedura non è stata chiusa perché mentre la signora pagava il debito accumulato, altre spese condominiali si aggiungevano. Spese che hanno portato all’aumento delle cifre dovute. Non solo, manca anche il pagamento della notula dell’avvocato. Io non mi sono mai apposto alla chiusura della procedura». Prima della querela la signora Mancini ha anche fatto un esposto alla Guardia di Finanza, «Sono già venuti a controllare il mio ufficio – racconta Novellini – e hanno archiviato la pratica perché tutto era in regola».

È stupito Novellini della querela, ma anche addolorato. «Il giorno in cui è arrivata l’accusa di truffa aggravata a casa mia moglie si è messa a piangere. Ho sofferto perché so di avere la coscienza pulita ed e per me è stato difficile accettare che la signora Mancini abbia scambiato per un truffatore una persona che in realtà non solo ha fatto il suo lavoro, ma che ha provato ad aiutarla il più possibile».

Novellini afferma di essere sempre stato aperto a qualsiasi tipo di piano di rientro, «ho anche provato ad evitare il secondo decreto ingiuntivo, ma per i legali era l’unica via possibile. Mi dispiace che la signora Mancini abbia perso la casa, capisco il momento difficile che ha dovuto passare, ma io tutto sono tranne un truffatore e un approfittatore. Negli ultimi anni i casi di pignoramento sono aumentati in maniera esponenziale, nessuno si diverte in situazioni così dolorose».

Una storia che ha sconvolto tutta la città e che arriva proprio quando con l’ approvazione del decreto del fare, la prima casa torna ad essere intoccabile. La casa sarà infatti impignorabile per debiti inferiori ai 120mila euro se risulterà che il proprietario è in possesso di quell’unico immobile, a meno che non si tratti di un’abitazione di lusso. Un respiro di sollievo per molti italiani per cui la prima casa ha costituito l’investimento di una vita. «Un investimento – dice sempre Francesca Mancini – che non può crollare per colpa di poche migliaia di euro di debito».

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