Il Tirreno

Livorno

«Non potevo vedere portarmi via la casa»

di Ludovica Monarca
«Non potevo vedere portarmi via la casa»

La proprietaria sparisce nella notte, familiari in apprensione per un drammatico biglietto. «Ero a Roma a pregare»

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LIVORNO. “Perdonatemi, ma a questa ingiustizia non riesco a rassegnarmi. Vi voglio bene”. Non ce l’ha fatta Francesca Mancini, pensionata di 67 anni, ad essere presente il giorno dello sfratto che le avrebbe portato via la casa a causa di un debito di 4mila euro.

Il figlio Francesco, 38 anni, quando ieri mattina è entrato in casa, in via Maestri del Lavoro, per essere vicino ai genitori in un momento così duro, ha trovato queste poche righe, lasciate dalla mamma sul tavolo di cucina con accanto tutta la documentazione della procura. Un messaggio che ha fatto paura e sono stati in tanti a temere il peggio per ore, mentre sul telefono di Francesca risuonava solo la segreteria. Ma quel “perdonatemi” non era un preludio a un gesto sconsiderato, era una sincera richiesta di scuse per non essere riuscita a trovare la forza di essere presente allo sfratto.

Proprio lei, Francesca, che fin dall’inizio si è occupata di tutta l’apocalisse della sua famiglia iniziata sei anni fa con un decreto ingiuntivo del tribunale di Firenze: colpa di un prestito bancario saldato solo in parte a cui si aggiunge in seguito una serie di mancati pagamenti condominiali condominiali per circa 12mila euro. Pagamenti che Francesca ha sempre affermato di aver effettuato, seppur dopo il decreto ingiuntivo. Bonifici e pagamenti in contanti di più di 30mila euro indicati anche nella querela che Francesca ha sporto nel gennaio di quest’anno contro uno dei principali studi amministrativi di Livorno perché, come ha spiegato l’avvocatessa Mesturini che segue il caso di Francesca, «di solito un creditore quando viene pagato quel che gli spetta si chiama fuori ed esce di scena. In questo caso no. È questo che chiediamo alla Procura: faccia luce su cosa ne è stato di questi soldi».

Lo sfratto dell’appartamento di via Maestri del Lavoro, zona Calzabigi, venduto all’asta due anni fa (valore 300mila euro), era stato rinviato in extremis la scorsa settimana dopo che Francesca era stata ricoverata in ospedale per i contraccolpi dovuti allo stress emotivo.

Nessun rinvio invece ieri mattina, la serratura di casa di Francesca è stata cambiata anche se lei non c’era e il duro compito di chiudersi la porta alle spalle per sempre è toccato al figlio Francesco, preoccupato dal messaggio lasciato dalla madre. Dentro l’appartamento Francesca aveva lasciato tutto come sempre, l’unico accorgimento è stato lasciare la verdura che poteva andare a male davanti alla porta della vicina di casa. «Mia madre è sempre stata così – racconta Francesco – il suo pensiero va sempre prima agli altri...».

Conclusasi la triste procedura dello sfratto sono scattate le ricerche della donna. Conclusesi nel primo pomeriggio quando la stessa Francesca ha chiamato il figlio rassicurandolo: «Sono in treno di ritorno da Roma, non volevo farti preoccupare, ma proprio non ce la facevo ad essere presente, sono andata dal Papa...»

Passata la paura, resta la rabbia di una storia che la stessa avvocatessa Mesturini descrive come: «Incredibile. Se non avessi visto le carte avrei avuto dei problemi a credere che una tale concatenazione di eventi sfortunati sia realmente accaduta. Per non parlare dell’esito che reputo inverosimilmente ingiusto». E pensare che il figlio Francesco è venuto a conoscenza della situazione della madre solo una settimana fa: «Mi ha detto esattamente come stavano le cose solo una settimana fa, quando avrebbe dovuto esserci lo sfratto la prima volta – racconta – Mia madre ha voluto affrontare tutto da sola, senza dire niente a nessuno. Io sono avvocato, forse avrei potuto darle una mano...». Adesso c’è da pensare al presente, capire dove passare la notte e organizzarsi per raccogliere le cose rimaste chiuse in casa. «Mia madre ha lasciato tutto com’era – racconta Francesco – e io non me la sono sentita di toccare niente. Ora che so tutto combatterò accanto a lei per la giustizia, mia madre non merita quello che è successo. La Procura deve arrivare alla verità».

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