Il Tirreno

Livorno

Il Goldoni conferma «Così il patrimonio si è quasi azzerato»

di Cristiana Grasso

Ma i vertici della Fondazione spiegano: perdite causate dai ripetuti tagli fatti in corso d’opera dalle istituzioni

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LIVORNO. I vertici della Fondazione Goldoni confermano: le casse del teatro sono vuote, mancano all’appello 680 mia euro e il patrimonio della Fondazione non è più sufficiente per ottenere prestiti dalle banche. Di qui i problemi di liquidità. Ma come si è arrivati a questo “buco”, a questa emergenza di cui ha preso atto anche la settima commissione consiliare del Comune (Cultura Sport Turismo) che si è riunita l’altro ieri, impegnandosi comunque, all’unanimità, con una scelta politicamente trasversale, a far sì che il Goldoni possa continuare la sua attività? Le versioni dell’assessore alla cultura Mario Tredici e quindi del Comune (che in Fondazione è socio di maggioranza) e quella della Fondazione concordano. Si tratta di perdite accumulatesi di anno in anno, quando a stagione già definita, in corso d’opera insomma, la somma inizialmente “promessa” al teatro dagli enti pubblici finiva puntualmente sotto la scure dei tagli e si rivelava inferiore alle aspettative: ma il programma ormai era già stato fatto e per onorare gli impegni presi non restava che attingere al patrimonio. Una spirale sempre più stretta, anno dopo anno, con il buco che cresceva. E questo anche se, come ricorda ora la Fondazione, «l’amministrazione comunale, conscia del depauperamento dei mezzi propri, e quindi del Fondo di Dotazione, si fece partecipe fin dall'esercizio 2010 di una delibera del Consiglio di Indirizzo della Fondazione, che prevedeva uno stanziamento di 100.000 euro annui destinati alla parziale copertura delle perdite pregresse. Con questa importante decisione si dette una chiara programmazione alla ricostituzione del patrimonio della Fondazione: il trasferimento alla Fondazione di specifiche risorse da destinare al Fondo di Riserva disponibile, infatti, avrebbe consentito il ripristino di una situazione patrimoniale in equilibrio. Il percorso, purtroppo, si interruppe prima di iniziare...». Perché questo progetto di salvataggio tempestivo si intrerruppe? E perché non è stato possibile da parte del Comune fermare questo accumularsi di perdite non ripianate l’anno successivo? «In commissione - spiegano i vertici del Goldoni - l’assessore Tredici ha potuto ben rappresentare le modalità e le incontrovertibili cause che hanno determinato l'attuale situazione economico-finanziaria della Fondazione: le perdite pregresse sono dovute a fatti che esulano dalla gestione corrente e che, come correttamente ricostruito dall'assessore alle culture, sono dipese da tagli effettuati in itinere e spesso ad esercizio tecnicamente concluso (mesi di novembre-dicembre), dalla stessa Amministrazione Comunale e le risorse sono rimaste ad essa. Inoltre, è da tenere presente il dimagrimento dei contributi della compagine sociale, effetto immediato della fase recessiva generale».

Alla Fondazione comunque ora interessa soprattutto il futuro. Un futuro incerto «e, come giustamente è stato fatto presente in sede di commissione dallo stesso assessore Tredici, ciò impone adesso di prendere atto della necessità di riportare il patrimonio netto della Fondazione a livelli maggiormente adeguati alla propria missione statutaria». Naturalmente non può essere che positivo il giudizio della Fondazione sull’ esito del lavori della settima commissione: «É estremamente significativa ed importante l’intenzione emersa, per riassumerla con le parole della presidente Dinora Mambrini, in modo trasversale rispetto ai partiti e alle appartenenze politiche, di salvaguardare una risorsa culturale così fondamentale come il Teatro Goldoni, luogo di spettacoli, di corsi, di incontri, luogo della città».

E salvaguardare significa, per la Fondazione, prima di tutto ricostituire il suo patrimonio: «La Provincia di Livorno, fin dal 2004, in sede di delibera costitutiva della Fondazione, evidenziò la necessità di dotare la stessa di un patrimonio: da parte sua, ciò avrebbe potuto consistere nel conferimento di un immobile. Questo, ad oggi, è rimasto solo a livello di intenzione.L'impegno per una maggiore dotazione patrimoniale, da parte dell'Amministrazione Comunale, si legge oggi nella volontà acclarata di pervenire velocemente ad un conferimento della palazzina Uffici e giungere, al contempo, grazie alla disponibilità dell'assessore alle Finanze e allo staff della Ragioneria Comunale, ad una definizione dell'effettivo fabbisogno di finanziamento in particolare a vantaggio del patrimonio netto della Fondazione».Quesioni che certamente affronterà stamani la commissione Bilancio. Ma se sembra ormai certo che il Goldoni potrà contare su quei 60mila euro senza i quali non sarebbe neppure in condizione di portare in fondo gli impegni presi per il 2013, sarà certo meno semplice riuscire a rimettere in piedi la situazione finanziaria generale. L’ipotesi della cessione della Palazzina Uffici è da tempo sul tappeto e dovrebbe andare in porto, ma potrebbe non essere sufficiente. Ora la palla passa quindi alla Commissione Bilancio, che dovrà studiare attentamente quali sono i margini di manovra e cercare almeno di “mettere in sicurezza” il teatro della città.

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