Il Tirreno

Livorno

Accusato di molestie in famiglia: assolto

di Lara Loreti
Accusato di molestie in famiglia: assolto

Poliziotto scagionato con formula piena dal giudice, la moglie lo aveva denunciato per maltrattamenti fisici e psicologici

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Accusato di maltrattamenti in famiglia verso la moglie e verso il figlio. Di aver fatto violenze fisiche e psicologiche su di lei. Botte, sputi, insulti, tirate di capelli, persino minacce con la pistola di ordinanza. Tutti fatti che lui ha sempre negato.

Un poliziotto che per 7 anni - da quando è stata presentata la prima denuncia - ha vissuto un calvario personale e giudiziario lungo e doloroso. Nei giorni scorsi, la sentenza: il giudice Antonio Pirato l’ha assolto con formula piena. «Il fatto non sussiste». La pm Fiorenza Marrara aveva chiesto un anno e quattro mesi di reclusione. E la compagna, autrice della denuncia aveva portato un fascicolo accusatorio notevole, con decine di testimoni. «Ma quelle stesse persone citate dalla donna - spiega l’avvocata di lui, Gabriella Fusco - si sono rivelate utili per dimostrare l’innocenza del mio assistito. Siamo molto sollevati, soprattutto lo è lui, che in questi anni ha molto sofferto».

Protagonisti della delicata vicenda giudiziaria due poliziotti di cui non pubblichiamo i nomi per tutelare il figlio minore, trattandosi di una vicenda in ambito familiare. Lui, 34 anni, originario del centro Italia; lei 36, del Nord. Si conoscono a giugno 2006 all’Elba, dove la donna lavora. Il poliziotto capita sull’isola per servizio. Un amore travolgente, a prima vista. Nel giro di poco la relazione decolla e i due decidono di vivere insieme. Lui chiede il trasferimento e così inizia la convivenza sull’isola. L’anno dopo, ad agosto, nasce un bimbo. Ma il rapporto a quel punto si è incrinato: le cose vanno male già da marzo tanto che lui è già andato via di casa. Circa un anno dopo la nascita del bimbo, nel novembre 2008, la donna deposita una denuncia in cui racconta, in trenta pagine, tutti gli episodi d i violenza. La poliziotta scrive di scoppi di ira improvvisi da parte del convivente, comportamenti prepotenti, botte e urla con lancio di oggetti in casa. E poi segnala anche di essere stata più volte minacciata di morte. Riferisce di aver paura perché lui è arrivato al punto di minacciarla con la pistola d’ordinanza. «Poi faccio credere che ti sei tolta la vita». Queste le parole che secondo lei il convivente avrebbe pronunciato. Fatti questi che, secondo lei, erano avvenuti durante la convivenza all’Elba, prima della nascita del figlio: «La donna a un certo punto aveva anche detto di aver avuto una minaccia di aborto», spiega la legale Fusco. Poi per fortuna la gravidanza è andata bene.

Ma tutte le accuse sono sempre state respinte da lui. «Nel corso del processo - dice l’avvocata Fusco - siamo riusciti a dimostrare che quelle accuse erano infondate. Anche perché non c’erano testimoni diretti di ciò che la convivente diceva». La parte offesa si era costituita parte civile: ora i legali di lei - che abbiamo cercato di contattare , ma senza esito - decideranno se ricorrere in appello.

Il poliziotto - come sottolinea la sua avvocata - ha vinto tutte le cause civili nel tempo instaurate per l’affidamento del figlio e per dargli il suo cognome. Il bimbo ora sta con la mamma nella zona di Rosignano e il padre (che si è trasferito in un’altra città) lo vede ogni quindici giorni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web