Il Tirreno

Livorno

La riapertura del Caprilli sempre più in salita

di Giulio Corsi

I 20 dipendenti dell’ippodromo di nuovo in pista, ma Alfea è sempre più titubante Intanto Firenze si accaparra 4 giornate di via dei Pensieri tra cui il premio Livorno

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LIVORNO. C’è il sole sul cielo dell’ippodromo Caprilli, quando alle sette e mezzo di mattina, dopo mesi di cassa integrazione, i venti dipendenti della Labronica Corse Cavalli si ritrovano in pista con pale, rastrelli e trattori e iniziano a sistemare l’erba e tamponare le buche di un impianto devastato da sei mesi di abbandono, i guanti da lavoro infilati, qualcuno a torso nudo, qualcuno no, tutti col sorriso stampato in faccia e la speranza a fine mese di veder ripartire le corse.

Pochi chilometri più a nord però, sul cielo di un altro ippodromo, quello di San Rossore, quartier generale dell’Alfea, il cielo è grigio. E quei nuvoloni tra oggi e domani potrebbero scaricarsi sul Caprilli.

Da cinque giorni i vertici di Alfea si trincerano dietro al silenzio. Telefoni muti, da quando è stato proposto loro di assumere 13 lavoratori del Caprilli in via provvisoria fino al 31 dicembre, con una formula che prevede un distacco ad Alfea ma la titolarità del rapporto di lavoro con la Labronica.

Ieri pomeriggio il direttore Emiliano Piccioni ha rotto il silenzio ma per confermare ufficialmente la linea: «Non rilasciamo dichiarazioni». Inutile tentare di scardinare la sua posizione. Ma una cosa appare chiara: la strada della riapertura dell’ippodromo il 28 luglio (con Alfea) è ripida come una salita del Pordoi.

E va detto che la questione del contratto atipico proposto dal Comune di Livorno - per la quale Alfea aveva chiesto alcuni giorni di verifica con i propri legali - è solo uno degli aspetti che non convince la società pisana.

Il cuore della questione sarebbe prettamente di tipo economico: come avevamo già scritto, Alfea avrebbe voluto che si corresse almeno a luglio, mentre una stagione limitata ad agosto e ottobre sarebbe una rimessa garantita ancor più pesante di quella che l’anno scorso portò un rosso di oltre 250mila euro nelle casse pisane. E così nonostante i tentativi di pressione del Comune su San Rossore, alla fine l’unica soluzione per incassare i contributi statali potrebbe essere quella proposta da Attilio D’Alesio: correre sotto l’organizzazione della Labronica fino a fine anno. Ipotesi a cui il sindaco ha più volte detto no, ma che potrebbe rappresentare l’ultima spiaggia.

Intanto se da Pisa non arrivano buone notizie, peggiori - quantomeno per l’orgoglio dell’ippica livornese - arrivano da Firenze: il ministero ha infatti assegnato alle Cascine quattro giornate di galoppo che dovevano corrersi da noi dal 18 al 28 luglio. Tra queste anche il Premio Livorno, che disputato in riva all’Arno, fotografa alla perfezione la crisi dell’ippodromo più antico d’Italia e della sua tradizione.

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