Gioco
«Investiamo su Livorno per farne il nostro polo nel Mediterraneo»
Il tedesco Schneider è il regista dello sbarco del colosso: ok la collaborazione con le autorità locali « 50 milioni per l’impianto di biocarburante e altrettanti per il centro continentale dell’olio di palma»
LIVORNO. «Abbiamo scelto Livorno perché vogliamo farne il nostro polo di riferimento per il Mediterraneo, compresa la sponda nordafricana». Parte da qui Joern Schneider, amministratore delegato di Masol Continental Biofuel, la controllata del gruppo indonesiano Musim Mas: 36 anni, origini tedesche nella zona di Saarbrucken ma fluente parlata italiana, è lui a guidare lo sbarco nel nostro porto per realizzare un impianto per la produzione di biocarburante e, in una seconda fase («ma quanto più presto possibile»), il centro sud-europeo per l'olio di palma.
È stato appena ufficializzato l'acquisto dello stabilimento Novaol di via Leonardo Da Vinci: per quella trentina di lavoratori finisce l'incubo della chiusura della fabbrica e si aprono finalmente nuove prospettive. Ma la società ha in pugno anche la concessione della Authority sulla Sponda Est della Darsena Toscana: l'olio di palma è la materia prima base per una pluralità di impieghi industriali nei biocarburanti, nei saponi e nella cera, nella chimica-farmaceutica (incluse le vitamine) e negli alimenti (come la nutella)…
Perché avete scelto proprio Livorno?
«Dal punto di vista geografico è una localizzazione perfetta: siamo nel Mediterraneo Occidentale, ben raggiungibili la Francia e la Spagna ma anche il Nord Africa. Non solo: le nostre navi in arrivo via Suez hanno bisogno di un pescaggio di almeno 12 metri e qui li abbiamo trovati. Ma c'è anche un altro elemento da non sottovalutare…».
Quale?
«L'atteggiamento collaborativo delle istituzioni locali: abbiamo trovato un clima accogliente grazie all’impegno del sindaco Cosimi e del presidente dell’Authority Gallanti. In un porto di rango internazionale. I tasselli del puzzle ci sono».
Quali investimenti sono previsti da parte vostra?
«In questa primissima fase stiamo parlando di circa 1,5 milioni di euro per rimettere in attività l'impianto del biodiesel».
E dopo?
«Cinquanta milioni di euro sul biocarburante, poi raddoppieremo con altrettanti negli impianti per l'olio di palma».
Con quali tempi?
«Ci auguriamo di riuscire a far marciare il progetto nel modo più spedito».
Sì, ma in mesi o in anni…
«Vorrei essere più preciso, ma in realtà quest'aspetto dipende dai tempi delle autorizzazioni. È una notizia positiva la deperimetrazione del "sin", il sito di interesse nazionale che ora dovrebbe diventare di competenza regionale. Anche se…».
Anche se cosa?
«Stiamo attendendo ancora che questa scelta importante e giusta si concretizzi nell'operatività delle procedure. Per adesso stiamo continuando a bussare a Roma».
Tutto questo quanto "vale" in termini di posti di lavoro?
«Abbiamo assorbito per intero il personale ex Novaol. Probabilmente l'impianto di biocarburanti avrà bisogno di qualche altra assunzione. Quanto al centro subcontinentale dell'olio di palma, l'espansione sarà significativa».
Con quali cifre?
«Numeri ancora non ne faccio. Ma, oltre ai dipendenti diretti, considerate cosa significa nell'indotto che in società esterne riguarda la commercializzazione, il trasporto, il traffico marittimo. Davvero non si conteranno sulle dita delle mani…».
Quali sono i volumi produttivi ai quali puntate per lo stabilimento di Livorno?
«600-800mila tonnellate, quando l'impianto sarà a regime».
Cosa significa in termini di flusso di navi?
«Due navi al mese in questa fase iniziale per quanto riguarda l'arrivo della materia prima. In uscita, dipende dall'evoluzione del mercato: ad alcuni clienti principali lo invieremo via nave, ad altri lo forniremo mediante autobotti».
L'impatto ambientale relativo all'approvvigionamento della materia prima è anche al centro delle preoccupazioni di alcune associazioni ecologiste: a cominciare dal rischio di deforestazione…
«Il nostro gruppo ha un forte impegno sul fronte della sostenibilità. Ad esempio, abbiamo la certificazione Rspo: il nostro ciclo produttivo non comporta deforestazione, presenta un bilancio globale di riduzione della Co2 e si basa sul rispetto di standard sociali e legali nell'utilizzo della manodopera. Anzi, in Indonesia, dove sono localizzate tutte le piantagioni, abbiamo una politica di responsabilità sociale dell'impresa con la realizzazione di strutture sociali come scuole e ospedali a servizio delle comunità locali dove operiamo».
La vicenda De Tomaso ha scottato Livorno: l'investitore-salvatore si è rivelato un fantasma, anzi qualcosa di molto peggio…
«Non siamo una meteora saltata fuori all'improvviso: il nostro gruppo conta su 28.500 dipendenti, ha robuste spalle finanziarie e una solida reputazione internazionale. Insomma, non è certo qualcosa di evanescente. Credo proprio che la delegazione livornese, nel recente viaggio in Indonesia, abbia potuto constatarlo con i propri occhi».
Avete altri impianti in Europa?
«Per quanto riguarda il biocarburante, Livorno è il primo in Europa. Abbiamo in cantiere la realizzazione di un polo produttivo anche nei Paesi Bassi, ma lì l'iter è in fase meno avanzata. Oltre che in varie aree del continente asiatico (dall'Indonesia a Singapore, dal Vietnam alla Malaysia o all'India) e negli Usa, siamo presenti con strutture commerciali in Germania, Paesi Bassi, Spagna e Gran Bretagna».
Con quali obiettivi di mercato?
«Lo scenario di riferimento è la scelta strategica dell'Unione europea di arrivare al 10% di biocarburanti entro il 2020. Praticamente raddoppiando gli standard attuali. E l'Italia ha ancora un po' più di strada da fare se è vero che attualmente questo settore è al 4,5% del mercato dei carburanti mentre in Francia e in Germania si arriva al 7%».
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