Gioco
Ma gli happening di massa non aiutano la Toscana
Stefan Neuhaus, ad di Castelfalfi e manager del gruppo tedesco Tui Ag. «Vendiamo il paesaggio, l’arte, la cultura e il cibo: il resto non lo chiede nessuno»
«Qui si viene per l’arte, la cultura, la gastronomia, il paesaggio e tutte quelle forme che servono per godere in pieno dell’ambiente, come una lunga gita in bicicletta od in sella ad un cavallo; sulla costa adriatica prevale il turismo di massa, con persone che preferiscono lo spettacolo in piazza o il divertimento non stop. Questo per dire che l’esperienza dell’Emilia Romagna - “notti” con milioni di persone coinvolte - non può essere replicata pari pari in Toscana dove noi stessi siamo arrivati per un turismo più d’élite. Con un successo tale che, nonostante non sia stato deciso ancora niente, stiamo valutando altri investimenti».
È molto chiara l’analisi di Stefan Neuhaus, amministratore delegato di Toscana Resort Castelfalfi - societa che ha recuperato a fini turistici l’omonimo borgo sulle colline di Montaione - e portavoce della dirigenza del tedesco Tui Ag. Non un gruppo qualunque ma uno dei più grandi operatori turistici del mondo, attraverso il quale transitano ogni anno decine di migliaia di turisti sia verso la riviera romagnola, sia verso la Toscana. In estrema sintesi: qui siamo davanti ad un “brand” regionale, come quello che identifica la Toscana nel suo complesso, mentre l’Emilia Romagna turistica, a parte casi come Bologna (che è un “brand” a se stante), resta circoscritta a una costa che da sola assorbe la grande maggioranza delle presenze.
Da dove vengono e cosa cercano i turisti che si rivolgono a voi per visitare la nostra regione?
«Quello che impressiona, di fronte ad una proposta come la nostra che in pratica “vende” la Toscana sotto forma di un borgo in via di ristrutturazione, è il fatto di avere avuto risposte a dir poco mondiali, con case acquistate, oltre che da italiani di altre regioni, da persone residenti a Hong Kong, in Giappone, in Sudafrica, in Svizzera, negli Stati Uniti, ma anche in Belgio e nei paesi scandinavi. Tutti attirati da quattordici ettari di vigne, dal frantoio, da un paesaggio che identica perfettamente la regione. Questo per dire che la particolarità della Toscana è la capacità magnetica che possiede di per sé: qui c’è gente che arriva e vuole trascorrere semplicemente delle giornate facendosi un giro in bicicletta od a cavallo. È il motivo per cui sottolineo che questa non è una regione fatta per il turismo di massa».
Ma quali sono le particolarità che hanno più successo?
«Oltre all’arte ed alla cultura, vogliono gli ingredienti naturali, ma quelli veri e non finti. Cose che non si riescono a trovare a Amburgo, dove è la nostra sede, Londra o New York».
Appurati i gusti dei vostri clienti, torniamo alle notti, tipo quelle “rosa” di Rimini e Riccione che stanno attirando milioni di persone. Secondo lei, qui funzionerebbero o no?
«Per la verità per una certa clientela funzionano. Mi riferisco a quelli che vogliono il divertimento, che cercano lo spettacolo. La Toscana rappresenta invece una sorta di destinazione naturale per il turismo nel mondo, come testimoniano anche la fama di zone tipo il Chianti. Ma le assicuro che anche l’area di Castelfalfi, cioè quella che abbiamo scelto noi, crescerà. Grazie non solo al paesaggio, ma alla posizione baricentrica rispetto ai due aeroporti di Pisa e Firenze, dai quali certamente si arriva prima rispetto, ad esempio, a Siena od Arezzo. Tanto per chiarirci, grande potenzialità l’avrebbe anche l’area grossetana, ma i collegamenti adesso sono davvero penalizzanti».
Veniamo invece ai tedeschi che, soprattutto perché non trovavano più una convenienza economica, sembravano essersi allontanati dalla nostra regione. Ora si parla di un vero boom di arrivi: è così?
«Beh, a dire la verità i tedeschi sono sempre venuti. Poi, hanno iniziato a spostarsi verso l’Umbria ed anche l’Emilia Romagna. Ora si parla di un ritorno in Toscana perché evidentemente qui riescono a trovare esattamente quello che vogliono».
Castelfalfi è un borgo ristrutturato. Visto il successo, avete altri progetti del genere?
«Non posso negare che ci stiamo pensando, ma non sappiamo ancora dove investiremo. Certo, l’Italia e la Toscana sono sempre nei nostri cuori».
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