Il Tirreno

Livorno

Maxi-condanna al pirata che investì e uccise Davide

di Lara Loreti
Maxi-condanna al pirata che investì e uccise Davide

Pena di quattro anni e due mesi nei confronti di Jonel Vaida, romeno di 42 anni Era alla guida della Nissan che travolse il ragazzo, poi scappò senza soccorrerlo

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LIVORNO. Ionel Vaida si accorse di aver investito Davide tanto che poi, con la sua auto, fece retromarcia per non passare con le ruote sul corpo del giovane che era ancora vivo. E poi si allontanò dal luogo dell’incidente. È quanto emerso dal processo sulla tragica morte di Davide Viola, il ragazzo di 16 anni investito a Collesalvetti, in via san Quirico.

Vaida, oggi 42 anni, era stato rintracciato poco dopo l’incidente e arrestato per l’investimento mortale causato dal suo comportamento (era alterato dall’alcol) e per l’omissione di soccorso. Ora s’è concluso il processo di primo grado nei suoi confronti: il giudice ha stabilito la condanna a 4 anni e due mesi di reclusione, l’interdizione per 5 anni da i pubblici uffici e il pagamento dei danni ai familiari della vittima (per ora è stata fissata una provvisionale di 80mila euro per ciascuno dei genitori e di 40mila per la nonna). All’uomo è stata anche tolta la patente per quattro anni. Una condanna severa.

Ionel aveva sempre detto di non essersi reso conto di aver investito una persona, ma di aver pensato che si trattasse di un sacco di spazzatura. Una versione che non ha mai convinto gli inquirenti e che è stata smentita nel corso del dibattimento processuale. Nelle motivazioni della sentenza, depositate nel giorni scorsi in tribunale, si legge infatti che «risulta dimostrato che il Vaida, dopo aver sormontato con la sua autovettura il corpo del ragazzo, pur essendosi inevitabilmente reso conto dell’accaduto invece di fermarsi immediatamente e prestare soccorso al ragazzo ancora vivo, al fine di consentire all’auto di ripartire ha fatto retromarcia e quindi si è allontanato».

Mentre per il tribunale «non risulta dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che egli abbia anche spostato il corpo del ragazzo trascinandolo dalla strada sul marciapiede nella posizione in cui pochi minuti dopo lo ha ritrovato» un amico e poi i soccorritori. D’altro canto, però, secondo i rilievi dei carabinieri e in base alla relazione tecnica dell’ingegnere consulente, «è verosimile se non addirittura probabile che il Vaida dopo l’investimento abbia trascinato il corpo del ragazzo collocandolo parzialmente sul marciapiede». Inoltre, secondo il giudice è evidente che il conducente della Nissan si sia accorto di aver investito una persona perché, come dichiarato da lui stesso al gip nel corso delle indagini, «verosimilmente angosciato, dopo aver percorso qualche chilometro, si era fermato al lungo per riflettere sul da farsi». Tuttavia, poi era tornato verso casa, per essere svegliato poco dopo dai carabinieri. Era mattina, ma lui era ancora in preda all’eccesso di alcol, come emerso dalle indagini.

Ma cosa ci faceva lì Davide? Il giovane si era sentito male e si era allontanato dalla piazza principale dove c’erano gli altri ragazzi. Poi si era accasciato sull’asfalto: è stato allora che Vaida lo ha investito. La strada non era molto illuminata, ma secondo il tribunale abbastanza per permettere al romeno di vedere il giovane. Il fattore che ha impedito al conducente di rendersi conto della situazione, secondo il giudice, è stato il suo stato di alterazione. A distanza di 12 ore dall’incidente, l’alcoltest a cui era stato sottoposto in ospedale Viada aveva dato esito positivo. Lui stesso, infatti, aveva ammesso di aver bevuto abbondantemente con un amico e poi di nuovo al bar. E proprio lì, il romeno aveva incontrato Davide, che era con gli amici. Poco dopo le loro strade si sarebbero incrociate ancora, per l’ultima volta.

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