Gioco
La madre: di mio figlio mi manca tutto
LIVORNO. «Quattro anni e due mesi di condanna non ci potranno ridare Davide. Il dolore per la sua morte non si placherà mai. Ma la decisione del tribunale di condannare l’uomo che lo ha investito mi...
LIVORNO. «Quattro anni e due mesi di condanna non ci potranno ridare Davide. Il dolore per la sua morte non si placherà mai. Ma la decisione del tribunale di condannare l’uomo che lo ha investito mi ha dato un senso di giustizia e di appagamento importante. Altrimenti per me, sarebbe stato come se mio figlio fosse morto due volte». Manuela Menichetti piange al telefono mentre parla della scomparsa di suo figlio Davide Viola, investito mortalmente a 16 anni nel 2011, a Collesalvetti, da una Nissan Primera guidata da Ionel Vaida, romeno di 42 anni. La donna, che a breve dovrà affrontare il processo civile, insieme alla sua famiglia è assistita dall’avvocato Carlo Dalle Vacche.
«Certi giorni mi manca così tanto da togliere il fiato -dice la donna commossa - Mi manca quando era nella sua cameretta, quando ascoltava la musica, quando mangiava con noi. Passa il tempo e il dolore non diminuisce, anzi, è sempre più forte. All’inizio sei frastornata e sembra tutto strano. E poi ci sono tante cose a cui pensare. Ma quando rientri nella quotidianità, allora la mancanza di un figlio si fa atroce. Ci sono giorni che sto un po’ meglio, altri che sto peggio». Le parole restano strozzate in gola mentre Manuela cerca di riprendere in mano la situazione.
E allora parla dell’ultima udienza in tribunale, avvenuta lo scorso marzo. «Quel giorno c’erano anche Ionel Vaida e sua moglie. Io stessa mi sono avvicinata e ho detto: “Io sono la mamma di Davide”. Lei ha risposto solo “Lo so”, lui invece non ha proferito parola».
La donna ringrazia tutti gli amici del figlio, che viveva con lei e la nonna materna a Nugola. «Tutti i ragazzi amici di Davide sono stati affettuosi con noi, vorrei abbracciarli tutti. E hanno anche fornito preziose testimonianze al processo - dice Manuela Menichetti - Per me e mia madre questi due anni sono stati terribili. Ma non abbiamo mai smesso di credere nella giustizia. Mi dispiace solo che Vaida non sconterà in carcere la pena a cui è stato condannato: forse sarebbe stato più giusto. Ma in Italia, si sa, la certezza della pena è un tema controverso». (l.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google