Gioco
Bonifiche più veloci in porto
Banchine e piazzali sotto il controllo ambientale della Regione. Cosimi: più semplice attirare gli investitori
LIVORNO. 22mila metri quadrati di territorio, di cui 15mila di aree marine e quasi 7mila di aree portuali tra banchine e piazzali, saranno trasformati entro due mesi da Sin a Sir, cioè da siti di interesse nazionale a siti di interesse regionale. Solo le superifici su cui sorgono la raffineria Eni e la centrale dell’Enel resteranno vincolate da procedure di bonifica che dovranno essere regolate dal ministero dell’ambiente. Tutto il resto del porto invece passa sotto la regolamentazione ambientale di Firenze.
Per i non addetti ai lavori può sembrare roba tecnica, in realtà la novità ha una valenza enorme per la città, sotto vari aspetti: ambientale, economico, di sviluppo strutturale, chiaramente di opportunità occupazionali.
Porte aperte agli investitori. In questo senso ha ragione Alessandro Cosimi ad usare toni di soddisfazione per annunciare la decisione del ministero dell’ambiente che nel giro di 60 giorni diventerà un decreto ministeriale. «Si tratta di un risultato strategico, nato da un lavoro matto e disperatissimo condotto con Provincia e Autorità Portuale, che abbiamo cominciato tre anni fa e che ha portato il ministero ad accettare la nostra proposta di riperimetrazione del Sin, per trasformarlo in sito di interesse regionale per le bonifiche. Il decreto consentirà alle aziende di abbattere costi e tempi per la realizzazione degli investimenti e porterà anche a ottenere nuovi investitori».
L’esempio di Musim Mas. Il cuore della questione sta tutto lì: nella difficoltà delle bonifiche per un sito classificato di interesse nazionale e di conseguenza nella difficoltà per qualunque impresa a pensare ad un progetto d’investimento che interessasse le aree portuali. E la difficoltà si può tradurre con due parole: costi sconvenienti e tempi biblici. Basta ascoltare le parole di Leonardo Gonnelli, dirigente dell’ufficio ambiente del Comune, per averne un’idea: «Una caratterizzazione dell’area comporta un lavoro di sette mesi, a cui poi va aggiunto un anno per avere l’autorizzazione a procedere, un altro anno per effettuare i campionamenti, un altro ancora, almeno, per la messa in sicurezza permanente». Siamo a quattro abbondanti e l’eventuale investimento non sarebbe ancora partito. «Dal 2003, quando siamo stati inseriti tra i siti nazionali, il Sin è stato uno spauracchio per la crescita di qualsiasi attività, dall’ampliamento di un capannone al movimento terra - conferma il sindaco -. Questo forte vincolo ambientale ha corrisposto ad un limite di sviluppo industriale delle realtà presenti e ad una forte difficoltà all'insediamento di nuove attività». Anche qui un esempio è presto fatto: l’arrivo degli indonesiani di Musim Mas, sbarcati in città proprio quando il vincolo è stato modificato.
La contaminazione cala. Attenzione, il passaggio da Sin a Sir, garantiscono Cosimi e Gonnelli, non significa un abbassamento del livello d’attenzione per la bonifica ambientale. «Però va detto che l’ok al Sir riconosce che il livello della contaminazione dell'area che era stata sottoposta a Sin nel 2003 non è di fatto elevato o tale da destare preoccupazione», dice Cosimi. «Nello studio che abbiamo eseguito sull'area Sin - aggiunge Gonnelli - su oltre 3500 campioni di sedimenti a mare ad esempio solo 40 sono risultati oltre i limiti e sono già stati bonificati».
Prima però l’ok ai dragaggi. Entro due mesi dunque l’ok del ministero sarà decreto. La tempistica è importante, perché da un lato il passaggio a Sir giunge insieme all'imminente adozione della variante anticipatrice al piano strutturale e al regolamento urbanistico per l'approvazione del piano regolatore portuale. «E ci permette - sottolinea Cosimi - di disegnare una nuova geografia di sviluppo economico sostenibile delle aree portuali e di quelle in fregio alle banchine che conservano peculiarità industriale». Dall’altro però sarà importante che durante questi due mesi arrivi l’ok da parte del ministero dell’ambiente al dragaggio del lato nord del Molo Italia. «Siamo alla conclusione del percorso di autorizzazioni e per noi è fondamentale che la pratica sia portata a termine dal ministero piuttosto che debba ricominciare da capo l’iter in Regione», spiega il segretario generale di Port Authority, Massimo Provinciali.
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